Solinas, Marsilio, Santelli & Co. La carica degli eletti col paracadute. Nelle Regioni la Destra candida solo parlamentari. Così se perdono si tengono la poltrona più ricca

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Lucia Borgonzoni, Vittorio Sgarbi, Jole Santelli. Personalità molto diverse tra loro, accomunate da alcune peculiarità: tutti appartengono al centrodestra, tutti sono stati candidati alle ultime elezioni regionali (i primi due in Emilia Romagna, la terza in Calabria) e tutti sono stati eletti (i primi due come consiglieri regionali, la terza invece ha vinto le elezioni ed è diventata presidente di giunta). Ma ce n’è un’altra che potrebbe sfuggire a una lettura poco accorta: tutti sono già parlamentari: la Borgonzoni è senatrice, Sgarbi e Santelli sono deputati. Ruoli tra di loro incompatibili e, dunque, i tre dovranno scegliere dove sedere.

Siamo però davanti a un segreto di Pulcinella: se infatti la Santelli amministrerà la Calabria, la Borgonzoni e Sgarbi, in barba alle promesse fatte ai propri elettori (già solo per il fatto stesso di essersi candidati) pare non emigreranno da Roma a Bologna. La ragione? Chissà. Matteo Salvini, sull’opportunità che lei resti senatrice, ha detto: “Lei serve a Roma”. Ci si chiede, allora, che senso abbia avuto candidarla alle regionali se è così indispensabile per le sorti del Senato e del Parlamento tutto. Le malelingue – ma sono solo malelingue, ci mancherebbe – dicono che abbia potuto in qualche modo influire il diverso “peso” delle retribuzioni. Come scrive la deputata M5S Stefania Ascari sul suo Facebook, infatti, “l’indennità netta di un senatore è di circa 14.600 euro al mese, mentre quella di un Consigliere regionale di circa 3.400 euro al mese”. Facile notare le sottili differenze che restano, più o meno, anche in riferimento al critico d’arte Sgarbi.

In attesa che Santelli & C.decidano quale poltrona mantenere e quale no, resta un dato incontrovertibile: fatta eccezione per la Basilicata e per il Molise, ogni qual volta il centrodestra deve scendere in campo, vira su personaggi politici già impegnati in altri ruoli istituzionali. Il dubbio legittimo, a questo punto, è che non abbia uomini e donne da candidare. Leggere per credere. Sei degli undici governatori eletti dalle ultime elezioni nazionali provenivano infatti dal Parlamento, ruoli che da Costituzione non possono essere svolti contemporaneamente. E, udite udite: sono tutti del centrodestra. Il primo è stato Massimiliano Fedriga (Lega) eletto nel 2018 governatore del Friuli-Venezia Giulia; poi è arrivato Maurizio Fugatti (Lega) eletto presidente della provincia autonoma di Trento, nonostante fosse già deputato; il senatore Marco Marsilio (Fdi) è stato eletto invece nel 2019 governatore dell’Abruzzo.

Poi è toccato a Christian Solinas (Psd’Az-Lega, nella foto) eletto governatore della Sardegna, nonostante fosse anche lui senatore. Esattamente come Donatella Tesei (Lega) eletta solo poche settimane fa governatrice dell’Umbria. Infine, come detto, Jole Santelli (Fi), eletta in Calabria. Come sottolinea OpenPolis, nonostante si tratti di incompatibilità palesi, per tutti questi casi l’attesa per giungere alle dimissioni dal Parlamento è stata particolarmente lunga. Ad eccezione di Fedriga, dimessosi solamente 9 giorni dopo la sua elezione, per tutti gli altri casi si è superato il mese di attesa prima di giungere ad un epilogo inevitabile. Caso limite è stato quello di Solinas: eletto governatore della Sardegna il 24 febbraio del 2019, le dimissioni dal Senato sono state ufficializzate 115 giorni dopo, il 19 giugno successivo. Vedremo quanto tempo, a questo punto, dovremo attendere prima che le dimissioni della Santelli vengano ufficializzate. Sgarbi e Borgonzoni, invece, servono in Parlamento.