“Solite promesse e scaricabarile: una premier in fuga dalla realtà”. Parla il vicepresidente del M5S, Gubitosa

Secondo il vicepresidente del M5S, Gubitosa Meloni non ha dato risposte ai problemi del Paese ed è per questo in fuga dalla realtà

“Solite promesse e scaricabarile: una premier in fuga dalla realtà”. Parla il vicepresidente del M5S, Gubitosa

Michele Gubitosa, vicepresidente del M5S, l’ha convinta Giorgia Meloni?
“Mi è sembrata una Meloni in grande difficoltà, perché la sua propaganda si scontra con la realtà ogni giorno di più. Del resto, con una conferenza stampa all’anno, si rischia di perdere l’allenamento. Da un lato, è sembrato il suo discorso di insediamento, a giudicare il numero di verbi declinati al futuro e di nuove promesse formulate. Dall’altro, abbiamo assistito al festival dello scaricabarile, con una Meloni impegnata a spogliarsi delle proprie responsabilità per assegnare colpe ai giudici, ai governi precedenti, alla congiuntura internazionale, alla guerra. Mancavano solo le cavallette. Ma dopo tre anni di governo e quattro manovre, non è più accettabile una premier che scappa di fronte alla realtà e credo che i cittadini l’abbiano capito”.

Politica estera. La premier si è detta d’accordo con l’amministrazione Trump sul Venezuela meno, ma non troppo, sulla Groenlandia. E ha ribadito che chiedere di prendere le distanze dagli Usa fondamentalmente non ha senso. “Dobbiamo assaltare i McDonald’s?”, ha chiesto.
“Sempre la solita Meloni, che messa di fronte alla sua incoerenza, alla sua inadeguatezza e alla sua ininfluenza sul piano internazionale si rifugia in battute di dubbio gusto per evitare di rispondere alle domande. La verità è che la linea del governo sugli Esteri ce l’ha data, involontariamente, il ministro competente. Quando Tajani ha dichiarato che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto” molti hanno parlato di gaffe, ma in realtà era la consapevole posizione del governo italiano: il diritto internazionale vale finché a violarlo non ci sono gli amici Trump o Netanyahu”.

Ucraina. Dopo aver detto che con Putin non si poteva trattare, Meloni ha auspicato che l’Ue torni a dialogare anche con la Russia.
“Ma ve la ricordate quella Giorgia Meloni che per tre anni ci ha ripetuto a memoria la litania del ‘non si tratta con Putin’ e della volontà di ‘scommettere sulla vittoria militare dell’Ucraina’? Anche su questo argomento, la premier ha fatto quello che sa fare meglio: smentire se stessa, cambiare idea, dimostrare una credibilità pari a zero. E di punto in bianco, oggi per la premier l’Europa deve dialogare con la Russia. Che sarebbe anche quello che noi diciamo da oltre due anni, peccato che nel frattempo si sia solo perso tempo, che l’Italia si sia svenata nell’invio di armi a Kiev, che abbia aderito ai folli piani di riarmo di von der Leyen, che Meloni e i suoi abbiano causato enormi danni economici ai cittadini italiani. Per non parlare di quelli causati agli ucraini”.

Il grande assente, nella conferenza stampa, è stata la sanità, mai citata dalla premier.
“Non mi sorprende che Meloni dimentichi la sanità, visto che non se ne occupa da tre anni, se non per smantellare quella pubblica a favore di quella privata. Dopo la collezione di tagli, flop e promesse non mantenute, è ormai chiaro che la priorità di Meloni non è combattere liste d’attesa interminabili e pronto soccorso al collasso. La priorità di Meloni non è dare risposte a sei milioni di italiani che rinunciano a curarsi, alle famiglie che affrontano oltre 41 miliardi di spesa sanitaria, a medici e infermieri costretti a lavorare su turni massacranti e con salari tra i più bassi d’Europa. La priorità di Meloni è chiaramente un’altra ed è il riarmo: il governo ha volutamente scelto un’austerità degna di Monti e Fornero in modo da poter mettere 23 miliardi in armi nei prossimi tre anni. Una vergogna assoluta”.

Sulla sicurezza Meloni ha sostanzialmente puntato il dito contro la magistratura, sostenendo che le toghe rendono vano spesso il lavoro di Forze dell’Ordine e Parlamento.
“La propaganda di Meloni sulla sicurezza ha raggiunto vette di irresponsabilità non immaginabili. Prima spunta le armi alla giustizia, fa leggi per avvisare chi sta per essere arrestato, per depenalizzare reati, per limitare le intercettazioni. Poi scarica la colpa sulla magistratura. Verga post social di grande autorità, ma si dimentica di dare risorse e personale adeguati alle Forze dell’Ordine. Evita di combattere la criminalità, ma è al contrario attivissima nella repressione del dissenso. Con il risultato che, dopo tre anni di governo Meloni, il Paese è meno sicuro e i cittadini sono più a rischio”.

Per Meloni la crescita è ancora troppo bassa ma lo scenario non è catastrofico.
“Andiamolo a dire a chi deve scegliere se mettere il cibo in tavola o pagare le bollette, se curare i propri figli o comprare loro i vestiti, se pagare i propri dipendenti o chiudere la saracinesca dell’attività. La verità è che già oggi, grazie a Meloni, saremmo in recessione, ma il Paese resta a galla grazie al PNRR. Sì, proprio quei 209 miliardi che la premier all’opposizione non voleva e contro cui si è battuta. Quest’anno, però, il piano andrà a scadenza e i cittadini rischiano di pagare un conto molto salato”.

La premier difende i dati sull’occupazione ma non dice come mai non c’è alcuna ricaduta positiva sulla crescita. Forse perché l’occupazione cresce ma con salari da fame?
“Il problema dei salari è davanti agli occhi di tutti, tanto che la domanda sul tema è stata più volte interrotta, durante la conferenza. Aumenta solo il lavoro povero e precario, mentre donne e giovani restano al palo. I salari registrano un calo del 9% rispetto al 2021 e abbiamo sei milioni di lavoratori sotto i mille euro al mese. E sull’occupazione la premier fa il gioco delle tre carte, perché al diminuire dei disoccupati aumentano gli inoccupati, non certo i contratti di lavoro”.

A parte le banche, la premier sostiene che non ci sia stato un aumento delle tasse in Manovra.
“Meloni dice che vorrebbe fare di più, ma noi speriamo che si fermi: ha già raggiunto l’unico suo vero record, quello della pressione fiscale, più di così è davvero meglio di no. Non basta cambiare il nome alle tasse per infilarle in ogni provvedimento di governo e sperare di farla franca. I cittadini sanno bene quanto viene tolto loro in busta paga, il record di tasse lo pagano loro”.