Solito giro di amici all’Aifa. Per la presidenza spunta la moglie di Bonaiuti: lo storico mentore della Lorenzin

di Stefano Sansonetti e Monica Tagliapietra
Cronaca

La torta dell’Aifa fa sempre più gola. Del resto piazzarsi ai vertici dell’Agenzia italiana del farmaco, l’ente che regola i prezzi dei medicinali immessi sul mercato, significa conquistare fette di potere non indifferenti. Il fatto è che dopo gli ultimi stravolgimenti, seguiti all’uscita dell’ex direttore Luca Pani, rimane ancora scoperta la casella di presidente. Ebbene, per cercare di superare una situazione di stallo che va avanti da diverso tempo, al Ministero della Salute stanno provando a tirare fuori il classico coniglio da cilindro. Secondo i rumors il nome più papabile è quello di Daniela Melchiorri, professoressa di farmacologia all’Università La Sapienza. Si tratta di un nome ben noto all’interno dell’Aifa.

Il percorso – Dal curriculum, infatti, si apprende che la Melchiorri dal 2004 al 2012 è stata componente del Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia. In più ancora oggi, come espressione dell’ente italiano, siede nel Chmp, in pratica il Comitato dei medicinali prodotti per uso umano all’interno dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Sul suo nome, a quanto pare, ci sarebbe il pieno consenso dello stesso ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Poi, però, come al solito ci sono i maliziosi. I quali fanno notare che la Melchiorri è incidentalmente coniugata con Paolo Bonaiuti, senatore di Ap-Ncd, lo stesso partito della Lorenzin. Di più, perché sono in molti a ricordare come il medesimo Bonaiuti in passato sia stato uno dei principali sponsor dell’ascesa politica dell’attuale ministra. Per carità, erano i tempi della vecchia Forza Italia e da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Ma in un modo o nell’altro questo legame, soprattutto quando si deve fare una nomina così importante, ritorna automaticamente a galla. Di certo la copertura della casella di presidente dell’Aifa sta creando non pochi grattacapi.

Il precedente – È appena il caso di ricordare che dopo l’uscita di Pani, schiacciato anche dalle polemiche per alcuni extra compensi percepiti oltre il tetto dei 240 mila euro previsto per i manager pubblici, lo scranno di direttore dell’Aifa è stato assegnato all’ex presidente Mario Melazzini, già assessore di estrazione ciellina nelle giunte regionali lombarde di Roberto Formigoni e Roberto Maroni, anche lui transitato dal Pdl a Ncd. Da allora la poltrona di presidente è “libera”. Tempo fa alcune Regioni, Emilia Romagna in testa, con il placet della Lorenzin avevano provato a perorare l’ascesa del nefrologo Giuseppe Remuzzi. La cui candidatura, però, è venuta meno per questioni anagrafiche e per il rischio di conflitti d’interessi. Remuzzi infatti ha coordinato l’attività di ricerca di alcune istituti finanziati da case farmaceutiche. Motivo per cui la sua ascesa all’Aifa non sarebbe stata da manuale. Un dato è certo: la guerra di poltrone è aperta più che mai.