Solo il terremoto si ricorda dei terremotati. Da Visso a Norcia, sfollati abbandonati al gelo e senza casette a 5 mesi dalla prima scossa

di Carmine Gazzanni
Cronaca

“Visso è un paese a metà. Ci hanno abbandonato, non c’è altro da dire”. Questo è lo sfogo, comune, degli abitanti di uno dei centri, in provincia di Macerata, più colpiti dal terremoto di agosto e ottobre e che è tornato a tremare ieri. Tra di loro c’è Sonia, proprietaria di un’attività commerciale a Visso che ha lanciato, visto il silenzio delle istituzioni, un appello su change.org. La ragione? Semplice: “è inammissibile che Visso sia spaccato in due e che nessuno faccia nulla per riunirlo. Noi abitanti delle frazioni di Visso siamo stufi di essere abbandonati a noi stessi e di percorrere 45/60 km al giorno per raggiungere Visso Comune”. Inevitabile, considerando che ormai un tratto di strada della Valnerina che collega Visso al resto delle Marche è chiuso dal 30 ottobre. Non va meglio a Camerino: “Il terremoto continua, la neve ha isolato la città. Non abbiamo acqua e energia elettrica. Le casette non sono arrivate. I container possono ospitare 140 persone su 5mila sfollati. Le stalle non sono arrivate e gli animali muoiono”, scrive Manuel su Facebook. Dimenticati. Così come si sentono dimenticati gli abitanti di Norcia. “Qui l’unico modo è organizzarsi da soli”, ci dice Antonio, proprietario di un distributore di benzina proprio all’entrata della città umbra. Ha deciso di vivere in una roulotte con la moglie e i quattro figli, dopo aver abbandonato la sua casa nel centro storico che è ancora oggi, dopo oltre 4 mesi, zona rossa e inaccessibile anche agli stessi proprietari. Antonio, come tanti a Norcia, non vuole andare nei container. E ne ha ben donde. “In realtà sono casermoni dove l’intimità non esiste – attacca il consigliere regionale M5S in Umbria, Andrea Liberati – sono tensostrutture con dentro micro cassoni da massimo tre persone, senza bagni differentemente da quanto accaduto in passato”. “Ma lei immagina bambini piccoli e persone anziane in una struttura del genere, con bagni in comune?” si chiedono a Norcia. Ma non basta. Perché ora c’è l’ennesima beffa svelata ancora dall’attento Liberati: nei container i climatizzatori presenti nei container prevedono che “se si registrasse una temperatura ordinaria come -5°C, il riscaldamento salterebbe, perché quella è la soglia minima di funzionamento”. Peccato che di questo periodo a Norcia temperature del genere siano all’ordine del giorno. “Siffatti container dovranno essere immediatamente sostituiti ancor prima di essere ufficialmente consegnati, perché inadatti ai nostri climi”, continua Liberati.

Tutto fermo – Ma la domanda da mille dollari è sempre e solo una: e le casette? Nulla. Perché se è vero, com’è vero, che stanno arrivando e sono arrivati i primi alloggi, è altrettanto vero che potrebbero essere insufficienti. Anzi, lo saranno senza ombra di dubbio. Il motivo? Non a tutti spetteranno. Secondo quanto si legge in un’interrogazione M5S, “le nuove casette saranno assegnate soltanto a chi ha subito danneggiamenti di ‘tipo E’ (inagibilità totale)”, lasciando dunque senza dimora chi ha “subito grosse forme di inagibilità (tipo C-D)”: costoro, infatti, presumibilmente non avranno “possibilità di pronto intervento o rapida realizzazione di interventi per il ripristino dello status quo ante”. Basta così? Niente affatto. “Se per il 24 agosto c’è perlomeno un elenco ufficiale del fabbisogno, per il terremoto di ottobre – continua Liberati – non c’è alcun elenco stilato. In poche parole, a Norcia ad esempio non si sa quale sia effettivamente il fabbisogno”. Insomma, si resta immersi in una disorganizzazione totale, tra Regioni, Protezione Civile e la struttura commissariale di Vasco Errani. La gente, intanto, resta al freddo. Molti ancora nelle tende sociali. “C’è chi è ancora nei prefabbricati del ’79”, dicono. A cinque mesi dal primo tragico terremoto.

Tw: @CarmineGazzanni