Soltanto Civati chiede le dimissioni del Guardasigilli. E un Pd imbarazzato fa finta di nulla

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di Filippo Conti

La linea a sinistra, come al solito, la detta la Repubblica che dopo aver fatto lo scoop è saltata addosso al caso Cancellieri. Solo ieri, per dire, sette pagine dai toni sempre più duri. Per certi versi il quotidiano di largo Fochetti supplisce alla linea ondivaga del Pd. Che sulla vicenda della telefonata per liberare Giulia Ligresti è in evidente imbarazzo. Il partito, infatti, sta andando in ordine sparso. Matteo Renzi, per esempio, all’inizio è partito lancia in resta contro il ministro salvo poi frenare , magari per non dare l’impressione essere sempre lui a scagliarsi contro il governo. “Penso e spero rimarrà al suo posto” dice Graziano Delrio. “Il ministro dovrà spiegare, ma il paragone con il caso Ruby è ridicolo” sottolinea Paolo Gentiloni. Epifani e Cuperlo si tengono invece sul vago: “Ascolteremo cosa dirà in Parlamento e valuteremo”. Il candidato alla segreteria sembra però più severo nei confronti del ministro, perché “resta l’amaro in bocca per il sospetto che, nel nostro Paese, le garanzie non siano uguali per tutti”. L’unico apertamente convinto delle dimissioni del ministro resta dunque Pippo Civati. La cui parole, guarda caso, sono ospitate da la Repubblica. “Nel mio partito ci sono stati troppi imbarazzi – osserva – lei avrebbe dovuto rimettere subito il mandato e poi sarebbe stato Letta a decidere. Così non solo si dà l’idea di un’ingiustizia, ma con lo spauracchio della crisi si impone il bavaglio a qualunque diversità di opinione”. A pensarla come Civati nel partito sono in tanti ma il malcontento è soffocato proprio dalla necessità di non mettere in difficoltà il governo. A quanto si apprende, infatti, sarebbe stato proprio il presidente del Consiglio a chiedere un atteggiamento morbido dal Pd sul caso Cancellieri. Cautela, dunque. Per non disturbare il manovratore. “A terremotare il governo bastano Berlusconi e i renziani, non ci si può mettere anche Epifani” raccontano dal Nazareno, “e se continuiamo ad aumentare nei sondaggi, è dovuto anche al senso di responsabilità che stiamo dimostrando nei confronti del governo”. Il caso Cancellieri è grave, ma non tanto da valere una crisi di governo.