Siamo entrati nel mese del referendum sulla giustizia. Tra venti giorni i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere se confermare o meno la riforma voluta dal governo e dal ministro Carlo Nordio. Ma cosa dicono i sondaggi in vista del voto referendario?
La prima certezza è che il vantaggio del Sì alla riforma si è nettamente assottigliato. Il distacco di oltre dieci punti stimato fino a che poche settimane fa è evaporato e ora si prefigura un testa a testa. Nella maggior parte dei sondaggi il Sì resta in testa, ma alcune rilevazioni hanno già evidenziato il sorpasso del No.
Sono diversi i fattori che cambiano completamente l’esito dei sondaggi, a partire anche dalle stime sugli indecisi. Un’altra certezza è che tutte le rilevazioni sostengono che più sarà alta l’affluenza e più è probabile una vittoria del Sì. Il Sole 24 Ore ha raccolto alcuni degli ultimi sondaggi: vediamo cosa dicono davvero le rilevazioni a venti giorni dal voto.
Cosa dicono davvero i sondaggi in vista del referendum sulla giustizia
Il primo sondaggio che consideriamo è quello di Tecnè per Rti, che risale al periodo tra il 17 e il 19 febbraio. Tra chi dice che andrebbe a votare, ovvero il 43%, il Sì sarebbe tra il 54% e il 56% e il No tra il 44% e il 46%. Ben diversa la situazione analizzata da Demopolis per Otto e Mezzo, su La7. Anche questo sondaggio risale a qualche giorno fa (tra il 18 e il 19 febbraio): in questo caso il Sì sarebbe al 40% ma il No sarebbe avanti con il 41%. Ampia la fetta degli indecisi, pari al 19%. L’affluenza sarebbe al 42%.
Il sondaggio realizzato da BidiMedia per First, invece, ipotizza tre scenari. Con affluenza al 47% il Sì vincerebbe con il 51,5% contro il 48,5% del No. Se l’affluenza scendesse al 44%, il Sì vincerebbe con il 51%. In caso di affluenza più alta, al 51%, la vittoria del Sì sarebbe più larga con il 52,5% dei voti. Diverso lo scenario ipotizzato dall’Istituto Ixè: in questo caso il No sarebbe in vantaggio con una forbice tra il 51,3% e il 54,3%. Il Sì, invece, sarebbe tra il 45,7% e il 48,7%. Decisivo potrebbe essere l’impatto del 40% degli intervistati che si ritiene indeciso o non risponde.