Sono arrivate anche le dosi di Moderna. Ma al Nord non sanno vaccinare. In partenza la campagna per anziani e insegnanti. Da Bolzano a Milano però il siero resta in frigorifero

ATTILIO FONTANA
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In Italia arriva anche il vaccino di Moderna, con un carico da 47mila dosi. In tal modo sarà possibile accelerare nella campagna vaccinale contro il Covid-19, che sinora poteva contare solo sul vaccino di Pfizer. Oltre alle vaccinazioni di medici e ospiti delle Rsa, potrebbero così partire quelle degli anziani con più di 80 anni e forse degli insegnanti. Da ogni flaconcino del vaccino di Moderna possono essere prelevate 10 dosi da 0,5 ml ciascuna e la seconda dose va somministrata 28 giorni dopo la prima, a differenza del vaccino Pfizer che richiede invece 21 giorni di distanza tra le due.

IL PUNTO. Dall’inizio della campagna vaccinale, stando ai dati aggiornati a ieri pomeriggio, in Italia sono state effettuate 654.362 vaccinazioni, 430.954 delle quali a donne. Sono stati vaccinati 524.716 operatori sanitari e sociosanitari, 86.863 appartenenti a personale non sanitario e 42.783 ospiti di strutture residenziali. Le dosi consegnate sono state 918.450 e ne è stato somministrato in totale il 71,2%. Il rapporto tra le dosi consegnate e quelle utilizzate in Campania, considerando la cosiddetta sesta dose, è del 101,7%, in Umbria il rapporto è del 90,7%, in Veneto dell’87,9%, e in Toscana dell’85,5%. Ad andar male invece questa volta non è solo il solito Sud. Oltre alla Calabria, ferma al 42%, la Provincia autonoma di Bolzano infatti non è andata oltre addirittura il 36,2%, la Lombardia è al 45,3% e la Liguria al 57,1%.

“Non c’è un ritardo – ha cercato di difendersi ieri il governatore lombardo Attilio Fontana (nella foto) – questa non è una gara a chi arriva prima: noi con il commissario Domenico Arcuri abbiamo concluso un accordo in base al quale dovremo finire il primo giro di vaccinazioni entro il 28 gennaio, ed entro quella data lo finiremo”. Il ministro della salute, Roberto Speranza, ha invece precisato che nella prima fase è stato deciso di vaccinare medici e residenti nelle Rsa e poi si passerà a chi ha più di 80 anni, andando infine a scendere. “Saranno le strutture del Servizio sanitario nazionale a chiamare direttamente le persone da vaccinare – ha aggiunto Speranza – ovviamente coinvolgeremo i medici di medicina generale, tutti saranno informati ma ancora si tratta di poche categorie selezionate”.

“Per me – ha concluso – non esistono classifiche, ma è vero che in Europa abbiamo fatto più vaccinazioni degli altri. La vaccinazione di massa partirà più avanti, quando avremo a disposizione più vaccini”. “Sono convinto – gli ha fatto eco il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia – che nei prossimi giorni, con l’implementazione delle dosi in tutti i territori, potremo scrivere una pagina importante nella storia di questa tragedia”.

SOSTEGNO ALLA SCIENZA. Grazie a un’intesa tra l’Agenzia Industrie Difesa, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare e la Fondazione Toscana Life Sciences, come sottolineato dal ministro della difesa Lorenzo Guerini, è stato creato un polo di ricerca e sviluppo di produzione di vaccini ed anticorpi. Pronta poi la bozza del nuovo Piano pandemico nazionale 2021-2023, oggetto di numerose polemiche, che prevede misure organizzative e azioni per fronteggiare nuove eventuali pandemie. Tra le misure indicate ci sono quelle di garantire dispositivi di protezione individuale, di elaborare la catena di comando e di provvedere a piattaforme “per il rapido sviluppo di farmaci antivirali antiinfluenzali e vaccini pandemici contro virus influenzali aviari che si dimostrino in grado di passare all’uomo”. Uno strumento per non trovarsi più impreparati.