Sono elezioni

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di Gaetano Pedullà

Più che le solite grida in piazza, a dire qualcosa di esplosivo erano ieri gli usceri del Quirinale. Stanze giustamente silenziose nel mezzo di una campagna elettorale moscia e degradante, tra lupare bianche, Hitler e Stalin, Dudù e amenità varie. Gli usceri raccontavano che qualunque sarà l’esito del voto Renzi ha già chiesto al Colle di andare alle urne a ottobre. Non saranno infatti un paio di punti in più o in meno a questo o a quello a cambiare le cose. La maggioranza è di una fragilità imbarazzante e con Berlusconi ormai terza forza parlamentare – o al massimo in bilico tra seconda e terza forza – il percorso delle riforme è segnato. A chi conviene spingere per un cambiamento che premia i primi due partiti in campo se si è terzi, e dunque destinati a un ruolo marginale? Ecco spiegato, allora, perché tra pochi giorni andiamo a votare per le Europee, ma di Europa non parla nessuno. Quello in corso è il prologo delle Politiche. E neppure un’ipotetica vittoria travolgente del Pd cambierà le cose. Anzi, se così fosse, proprio Renzi avrebbe più di tutti la convenienza a prendere l’onda e disfarsi di alleati (e compagni di partito) ingombranti e scomodi. Godiamoci allora queste ultime battute di campagna elettorale, con le sue incredibili metamorfosi: Berlusconi che non sta più al centro della scena politica, ma soprattutto Grillo che va da Vespa. Una mossa che sa di mano tesa all’elettorato moderato. Un elettorato che un tempo sarebbe fuggito di fronte ai proclami radicali del leader Cinque Stelle, ma che oggi sembra avere meno paura dei mercati. Piazze finanziarie che con l’aumento dello spread hanno già votato. Contro l’Italia.