Sospeso il Patto di stabilità. L’Ue non era mai arrivata a tanto. I governi potranno iniettare il denaro che serve. Ma il commissario Gentiloni frena: ancora non ci siamo

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Ci avevano provato tante volte ma non era mai successo che la Commissione europea sospendesse il Patto di stabilità. Neppure nei tempi più burrascosi della crisi greca. Ieri la svolta: l’Esecutivo Ue attiverà la clausola di salvaguardia che consentirà ai governi di tutti i Paesi di “pompare nel sistema denaro finché serve”.
Ad annunciarlo in un videomessaggio è stata personalmente la presidente Ursula von der Leyen. “Il Coronavirus – ha detto – ha un impatto drammatico sull’economia, molti settori sono colpiti. Il lockdown è necessario ma rallenta severamente l’attività economica. La scorsa settimana ho detto che faremo tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini, e oggi rispettiamo quanto detto”.

La conferma del via libera è arrivata subito dopo dal commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. “Stiamo facendo un ulteriore passo senza precedenti. Attivare la clausola di salvaguardia apre la strada a una risposta fiscale forte e coordinata all’immensa sfida che affrontiamo collettivamente. Sono fiducioso che il Consiglio darà rapido consenso a questa proposta”, ha detto, anche se per affrontare sul serio il problema “ancora non ci siamo”.

LE ALTRE LEVE. Sullo sfondo resta infatti l’utilizzo delle altre leve, da quella monetaria della Bce a quella del Mes, il contestatissimo Meccanismo europeo di stabilità. Su questo, non solo le opposizioni, con la Lega in testa, ma anche nella maggioranza i 5 Stelle sono critici e guardinghi. Il reggente Vito Crimi per primo sperava che la retromarcia della Bce, disposta adesso a mettere in campo un nuovo quantitative easing da 750 miliardi, più i 120 già annunciati per l’acquisto massiccio di debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona, potesse dissuadere il premier Giuseppe Conte dall’idea di ricorrere al Mes, o per lo meno ai soldi di cui dispone seppure schivandone i limiti insidiosi a cui si obbligano gli Stati che battono cassa.

POMO DELLA DISCORDIA. Oggi il Fondo Salva Stati dispone secondo lo stesso premier di “una potenza di fuoco” di quasi 500 miliardi che andrebbero concessi “a tutti gli Stati, senza alcuna condizionalità presente o futura”, per affrontare lo “choc globale senza precedenti” causato dall’epidemia . E ancora: “La forza che l’Europa ha dimostrato con le scelte di politica monetaria deve dimostrarla anche con la politica fiscale. Innanzitutto introducendo un bond europeo per finanziare le spese e per combattere le conseguenze economiche e sanitarie del contagio”, si legge in una nota di precisazione inviata da Palazzo Chigi a fronte dei mugugni tra i grillini.

Il succo di questa nota sta tutto nella frase “senza condizionalità”, cioè senza vincoli, con cui si è spiegato meglio il senso dell’intervista di Conte al Financial Times e la proposta fatta nei giorni scorsi ai partner europei, con la sponda della Francia. Precisazione che però non ha convinto il Movimento. E le perplessità sono di due ordini, sia sull’attivazione del Mes sia sulla sua applicazione. Per statuto infatti, il Paese che fa richiesta di credito deve firmare un memorandum a garanzia della sua solvibilità (leggi misure di austerity, stretta fiscale, tagli, privatizzazioni, svendite, eccetera). Ora, che i partner europei accettino di concedere prestiti senza fare pagare un prezzo, soprattutto a chi più ne beneficerebbe, è tutto da vedere. Perciò Crimi ha detto di “vedere difficile” questa svolta e comunque qualunque decisione dovrà essere condivisa.

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di Gaetano Pedullà

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