Sottile rovinato dall’auto blu

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Clemente Pistilli

Nessuno in Italia ha pagato qualche passaggio così tanto come Salvatore Sottile. In tutti i sensi. Per aver fatto accompagnare la moglie e qualche amica, a partire dalla soubrette Elisabetta Gregoraci, in auto blu, l’ex portavoce dell’allora vicepremier e ministro degli esteri Gianfranco Fini è da sette anni sotto processo, è stato condannato sul fronte penale in via definitiva a otto mesi di reclusione, licenziato e ora, come stabilito dalla Corte dei Conti, dovrà anche risarcire seimila euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Trasporti sotto inchiesta
Era l’estate 2006 quando l’incontro alla Farnesina tra Sottile e la Gregoraci iniziò a riempire le cronache. Il sostituto procuratore di Potenza, Henry John Woodcock, impegnato nell’inchiesta “Vallettopoli”, fece arrestare l’allora portavoce di Fini, accusandolo di peculato e concussione sessuale. Per il magistrato, Sottile aveva abusato dell’uso dell’auto blu, una fiammante Alfa 156, impiegando il mezzo sia per far accompagnare la moglie da casa alla stazione Termini o all’aeroporto di Fiumicino che per far accompagnare alla Farnesina la soubrette Elisabetta Gregoraci e qualche altra amica, ma soprattutto sarebbe stato responsabile di concussione sessuale, avendo chiesto all’artista sesso in cambio di un suo interessamento per farla lavorare in Rai. Quest’ultima accusa è poi caduta. La stessa Gregoraci, interrogata dal sostituto Woodcock, disse inizialmente che con Sottile aveva fatto sesso all’interno del Ministero degli esteri, poi correggendosi e dicendo che tra di loro vi era stato solo uno scambio di coccole e affettuosità. Quel passaggio in auto blu è comunque costato all’ex portavoce un processo davanti al Tribunale di Roma e una condanna a otto mesi di reclusione per peculato, nel febbraio scorso confermata dalla Corte d’Appello e poi dalla Cassazione. A battere su quell’auto è infine arrivata anche la Procura presso la Corte dei Conti del Lazio, che ha indagato e citato a giudizio Sottile. Due settimane fa, il pm Ugo Montella, ripercorrendo la vicenda, ha chiesto ai giudici della sezione giurisdizionale del Lazio di condannare l’ex portavoce. Il magistrato non ha quantificato la somma da risarcire all’erario, lasciando ai giudici stabilire quanto chiedere a Sottile.

Nuova condanna
La Corte dei Conti, sciolta la riserva, ha condannato l’ex portavoce a risarcire a Palazzo Chigi seimila euro. Per i giudici l’utilizzo dell’auto blu a fini privati, confermato dalle intercettazioni telefoniche e dalle stesse testimonianze raccolte dai due autisti alternatisi alla guida dell’Alfa, è stato un danno per lo Stato. I magistrati hanno analizzato i costi per il carburante, le retribuzioni degli autisti e lo stesso leasing del mezzo, stimando il danno patrimoniale in duemila euro. Ancor di più, per la Corte dei Conti del Lazio, sarebbe però stato il danno che tale vicenda avrebbe arrecato all’immagine della Presidenza del Consiglio dei ministri: quattromila euro. Dopo la condanna penale, con tanto di ricorso dichiarato inammissibile nel giugno scorso dalla Suprema Corte, per Sottile è così arrivata anche quella contabile. Seimila euro da pagare per l’ex portavoce, bollato come responsabile di sperperi di denaro pubblico. In tutti questi anni Sottile chissà quante volte deve aver pensato a quei passaggi che ha fatto dare a moglie e amiche. Certo, magari non avrebbe fatto lo stesso effetto di un’auto blu, ma se l’ex portavoce avesse in quella decina di occasioni chiamato e pagato un taxi di guai ne avrebbe evitati parecchi. Per qualche breve tragitto dentro Roma, spingendosi al massimo fino all’aeroporto “Da Vinci”, a Fiumicino del resto è davvero difficile trovare qualcuno che ha pagato così tanto come l’ex collaboratore di Gianfranco Fini. Neppure se avesse fatto accompagnare moglie e amiche in limuosine si sarebbe trovato con un conto del genere. Un conto da auto blu.