Sovranisti da Recovery. Pur di attaccare il Governo Salvini e Meloni remano contro gli interessi dell’Italia

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Mentre Conte combatte sul tavolo europeo nell’interesse degli italiani, i sovranisti gli remano contro. Sembra proprio che la trattativa sui recovery fund oltre a mostrare lo scollamento tra i diversi Paesi membri, con l’assurda querelle tra frugali e non, stia portando a galla tutti i controsensi del presunto nazionalismo all’italiana di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che a parole mettono gli italiani al primo posto mentre nei fatti sembrano agire diversamente. Già perché mettere i bastoni tra le ruote al premier Giuseppe Conte significa danneggiare i cittadini. Eppure è proprio quello che è successo in più occasioni, una su tutte il 15 maggio scorso quando Lega e Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo si sono astenute sulla risoluzione sul recovery fund che tanto servirebbe all’Italia per ripartire. “Io tifo Italia, ma vedere ministri in Europa con il cappello in mano a chiedere quello che è nostro è indegno” e “se alla fine della trattativa gli italiani avranno meno di quello che versano, oltretutto con il vincolo, il cosiddetto freno di emergenza, sarà una grande fregatura” è tornato a ribadire ieri il Capitano che, sul tema, è un disco rotto. Lo sa bene l’europarlamentare grillino, Dino Giarrusso, che ha risposto affermando che “quando sono in imbarazzo, Salvini e Meloni si comportano come quegli studenti che prendono 3 nel compito in classe perché scrivono un testo che è fuori tema. I cittadini non si bevono i loro diversivi. Salvini e Meloni dicano chiaramente a tutti gli italiani se nella partita europea stanno dalla parte di Conte o di Rutte, se tifano per un’Europa più giusta e solidale o se invece spalleggiano per chi vuole distruggere il sogno europeo. Tutta Italia tifa Conte, Meloni e Salvini per chi tifano?”. Ben più pragmatica la Meloni che, dopo mesi di ostruzionismo, ci ha ripensato. La giravolta arriva proprio quando l’accordo sembra dietro l’angolo e con esso la vittoria del premier Conte. Così, salendo sul carro del vincitore, la leader sovranista ha dichiarato: “Fratelli d’Italia antepone sempre l’interesse della Nazione a quello della fazione, soprattutto quando il Governo italiano – da chiunque sia guidato – è chiamato ad affrontare difficili sfide internazionali”. Per questo “nel complesso negoziato europeo sul Recovery Fund abbiamo chiesto in Parlamento al premier Conte di giocare in attacco, perché senza l’Italia non c’è l’Ue e non può esserci accordo” e “se il Presidente del Consiglio difenderà fino in fondo gli interessi del popolo italiano, sappia che ci troverà al suo fianco”. Parole che, però, restano inspiegabili alla luce del fatto che quando serviva davvero, ossia all’Europarlamento, gli uomini della Meloni si sono sempre accodati alle posizioni della Lega.

LO STRANO APPOGGIO DI ORBAN. Che tra i nemici dell’Italia ci sia spesso e volentieri il leader ungherese, Viktor Orbàn, è cosa nota. Per questo qualcuno potrebbe sorprendersi per l’appoggio che il premier di Budapest ha dato all’Italia sulla partita dei recovery fund. Ma la realtà è che l’astuto politico ha colto l’occasione per portare acqua al suo mulino scagliandosi contro il premier olandese Mark Rutte per quello che, come da lui stesso affermato, è un tentativo per “creare un meccanismo che gli permetta di influenzare e di controllare come i Paesi mediterranei spendono i soldi”. In altre parole un sistema per tenere sott’occhio lo stato di diritto in chiave di erogazione dei fondi comunitari che finirebbe per danneggiare la sua Ungheria spesso nel mirino di Bruxelles per le violazioni dei diritti umani. Per questo Orbàn ha detto che Rutte “ci sta attaccando duramente e ha fatto capire che visto che l’Ungheria non rispetta lo Stato di diritto deve essere punita finanziariamente”. Insomma motivi tutt’altro che altruistici che trovano conferma anche nel fatto che per esprimere solidarietà agli italiani ha inviato un sms a Salvini e non al premier Conte come sarebbe lecito aspettarsi. Del resto quest’ultimo in passato si è detto d’accordo sui controlli per il rispetto dei diritti civili mentre il Capitano ha sempre sostenuto l’amico di Visegrad. Un assist che il leghista non si è fatto sfuggire per  l’ennesima polemica politica affermando: “Orban è con l’Italia, gli amici di Conte e del Pd no”.