Spariti i programmi liberali. Cremonesi avverte: “Si pensa solo ai leader. Così la corsa al populismo sta oscurando temi come giustizia e lavoro”

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Tutti che parlano di candidati premier e nessuno che dice niente sui programmi. “L’anticamera del declino”, spiega Giancarlo Cremonesi, imprenditore di estrazione liberale, in passato presidente di Acea e della Camera di commercio di Roma. “Quando vanno avanti le persone e non le idee, come stiamo vedendo in questa fase di pre-campagna elettorale, siamo già partiti con il piede sbagliato”.

Domanda. Il populismo però acchiappa…
Risposta. “Se vogliamo rilanciare davvero il Paese non ci serve pensare a quello che paga nell’immediato, ma dobbiamo proiettarci in un tempo medio, quanto serve ragionevolmente per tornare competitivi”.

E cosa c’è da fare?
“Ho letto su La Notizia e convido le priorita indicate dal gruppo di lavoro sollecitato dall’imprenditore milanese Adriano Teso. E non c’è dubbio che la priorità è la giustizia. I tempi così lunghi e incerti di ogni caso giudiziario non sono da Paese civile. Parallelamente bisogna cambiare radicalmente il modo di scrivere le leggi. Una legislazione complessa e contraddittoria lascia un margine altissimo alla discrezionalità dei giudici. Così i cittadini non sono più tutti uguali davanti alla legge”.

Che altro?
“La nostra burocrazia è antica, statica, ingombrante. È uno dei motivi per cui le imprese italiane ed estere non investono. Qui la ricetta è liberalizzare, consentire ai cittadini di fare senza bisogno di mille autorizzazioni. Per chi non rispetta le regole però vanno applicate pene severissime. Ma non si può fermare tutto con controlli su controlli e alla fine manca sempre qualcosa. Pensiamo alle conferenze dei servizi, con troppi interlocutori. Se prendiamo ad esempio la vicenda del nuovo stadio della Roma, servono idee chiare su viabilità e urbanistica. Poi basta, se no le cose non si fanno mai”.

Un tema liberale è quello del Fisco…
“Competere in Europa con Paesi che hanno regole e costi fiscali differenti è impossibile. Ma prima di tutto dobbiamo scegliere una strategia economica. Vogliamo puntare sul turismo, sul manifatturiero, sui servizi? Facciamo una scelta ma poi seguiamola, senza disperdere le poche risorse in altro”.

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di Gaetano Pedullà

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