Spending review, le forbici di Cottarelli

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di Fausto Cirillo

Viene il dubbio che sia tutto un ballon d’essai, giusto per misurare l’intensità delle reazioni dei diretti interessati all’annuncio dei possibili tagli della spesa pubblica. Il secondo round del commissario Carlo Cottarelli di fronte ai senatori della commissione Bilancio ha infatti tutte le apparenze di un esercizio tanto virtuoso quanto virtuale di spending review: «La versione del mio piano che ho consegnato non è infatti quella definitiva. Ora continuerò a lavorare e la versione definitiva arriverà insieme al Def» ha spiegato ieri dopo aver illustrato a grandi linee le aree del pubblico dove affondare i bisturi e tracciato una stima a braccio degli effetti positivi di tale operazione. «Nel 2014 il risparmio massimo raggiungibile è di 7 miliardi se si fosse iniziata l’azione a gennaio, visto che sono passati mesi il numero è più basso» ha precisato. «Sugli ultimi otto mesi, più o meno, si arriva a 5 miliardi. Io avevo indicato 3 miliardi prudenzialmente. Comunque c’è un margine, dipende dallo sforzo e dalle decisioni che si prendono». Resta insomma ancora da capire cosa deciderà di fare il governo Renzi dei tanti suggerimenti proposti. Fino ad allora le speculazioni politiche o le reazioni allarmistiche dei sindacati saranno solo una manovra preventiva per cercare di prevenire o arginare i provvedimenti minacciati.
Questi ultimi dovrebbero riguardare solo parzialmente il sistema previdenziale: «Quello delle pensioni è un tema delicato – ha osservato Cottarelli – perché il comparto costa 270 miliardi. Nella proposta si vagliano risparmi dell’1% delle spesa: molto meno che in altri settori. Mi sembrava giusto considerare questo aspetto, sarebbe stato difficile ignorare una spesa da 270 miliardi ma certo è una scelta politica».

L’impiegato pubblico è mobile
Decisamente più rilevante si annuncia il taglio di 85.000 dipendenti statali, anche se «è una prima stima di massima che va affinata in base alle effettive riforme che dovranno essere chiarite nel corso del 2014. Proprio sugli statali farò ulteriori lavori» ha assicurato. La seconda fase di proposte arriverà infatti dopo l’estate e riguarderà più in particolare il 2015 e quindi gli interventi «più strutturali». In ogni caso, ha sottolineato ancora il commissario, «tutte le cose di cui si parla nel rapporto comporteranno in linea di principio un problema di esuberi. Ma si tratta di un problema risolvibile assorbendo altrove il personale. Per questo abbiamo sottolineato l’importanza della mobilità. Per quanto riguarda invece il personale in esubero delle partecipate locali, servono appropriati ammortizzatori e il riassorbimento del personale ma il problema è che le partecipate non sono pubbliche amministrazioni». Cottarelli ha poi puntualizzato che nella sua agenda la scadenza per la definizione dei piani strutturali resta quella di settembre e che «per alcune riforme, quelle che io chiamo sinergie, come per le forze di polizia o per le centrali di acquisto, occorre partire subito in termini di definizione dei piani specifici anche se gli effetti ci saranno solo nel 2015». Le forze di polizia vanno comunque riorganizzate e in tal senso non si punterà solo su beni e servizi e sull’eventualità delle chiusura di caserme: anche l’allocazione del territorio può essere rivista. «Che esistano problemi di sovrapposizione e di coordinamento è abbastanza noto, che esistano margini di risparmio anche. Si sta parlando di piani di miglior coordinamento, compreso l’acquisto di beni e servizi. È un tema molto delicato, non si vuole ridurre il livello di sicurezza. È un’area in cui si parla di sinergie, spendendo di meno». Ad esempio, «perché la Guardia di finanza deve avere un reparto antisommossa?». Bella domanda.

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