Sprechi pure con la cultura

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di Clemente Pistilli

Quanti sprechi pure con gli istituti italiani di cultura all’estero. Lo stesso Governo ha ammesso di recente che la rete di strutture create fuori dai confini per promuovere il Belpaese è caotica, che così proprio non funziona, ma da anni vanno avanti. E nel piccolo esercito che ha trovato collocazione in quegli spicchi d’Italia sparsi nel mondo non poteva mancare il solito italico malcostume. Ecco così che la Corte dei Conti, chiamata spesso a intervenire su piccoli e grandi abusi, ha appena condannato l’allora direttore dell’istituto di Barcellona. Il motivo? Mentre la Farnesina raccomandava di stare attenti alle spese, lui avrebbe fatto firmare a un’insegnante un contratto a tempo indeterminato e, quando poi si è cercato di correre ai ripari, messo il Ministero nella condizione di dover soccombere una volta trascinato in giudizio dalla prof.

L’Italia da esportazione non va
L’ennesimo sperpero in un settore che necessiterebbe di riforme strutturali e che invece continua a succhiare risorse (vedi La Notizia 10 luglio 2013). Gli istituti di cultura all’estero sono 90. Per la Farnesina sono “importanti vetrine dell’Italia nel mondo”. E costano 12 milioni di euro l’anno. Anche poco, secondo il sottosegretario agli esteri Mario Giro, che a dicembre è stato ascoltato sull’argomento dalla commissione istruzione del Senato. “E’ innegabile – ha però ammesso – che il sistema di promozione della cultura e della lingua, condotto dagli istituti di cultura, dagli enti gestori, dalle scuole italiane all’estero, dalle sezioni di italiano presso le scuole europee, dalla Società Dante Alighieri, e infine, dai lettori all’estero, è eccessivamente articolato e caratterizzato da una pronunciata frammentazione”.

Catalogna amara
Vista la situazione, da tempo la Farnesina ha invitato gli istituti italiani all’estero a fare attenzione alle spese, battendo, come si legge nella recente sentenza emessa dalla Corte dei Conti del Lazio, sulla “forte flessione nella richiesta di corsi in lingua italiana”. A Barcellona, però, come se nulla fosse le cose sono andate diversamente. Almeno questo sostengono i giudici contabili. Nell’istituto italiano in Catalogna, durante la direzione di Fortunato Ceraso, diversi sarebbero stati i problemi di gestione. Il consolato generale, andato in pensione il direttore, ha fatto dei controlli e alla fine concentrato l’attenzione su un contratto a tempo indeterminato fatto a una docente. Una vicenda di cui è stata poi interessata la Procura contabile, visto che il contratto sarebbe stato fatto firmare senza autorizzazione dello stesso consolato e, emerso il problema, poi risolto “in modo incompleto e non rispondente alla normativa locale, comportando l’instaurazione di un contenzioso concluso con una spesa di 51.289 euro”. E questa è la somma che l’ex direttore è stato ora condannato a risarcire alla Farnesina, attualmente retta dal ministro Emma Bonino. Solo l’ultima sentenza emessa dalla Corte dei Conti su danni erariali prodotti dagli istituti di cultura all’estero.

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