Sprecopoli lombarda. Il colpo di coda di Formigoni

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di Alessandro Barcella

Dalla “Milano da bere” alla Milano che la dà a bere. Almeno per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica in Regione. A far discutere, in queste ore, il “Rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2012” presentato dalla Corte dei Conti. Una fotografia che a tratti suona tutta un’altra musica rispetto a quella, che per anni, ci ha proposto l’ex governatore Roberto Formigoni. Una realtà ben diversa anche da quella di cui parla adesso il suo successore, Roberto Maroni, che stando alle parole dei grillini di Palazzo Lombardia l’avrebbe definita il riconoscimento alla classe politica di una buona gestione.
Per i cinque stelle in Regione la relazione racconta tutt’altro, e in modo inequivocabile. “Sono davvero innumerevoli i rilievi mossi alla Regione per la gestione dell’anno scorso e riguardano assunzioni, trasparenza e debiti – spiegano i grillini -. Si rilevano profili di inadeguatezza del sistema informativo a supporto del bilancio della Regione Lombardia e ci sarebbero violazioni da parte dell’Amministrazione regionale del limite ai contratti flessibili”.

I 5 in pagella

La relazione del Magistrato, il referendario Alessandro Napoli, è il “giudizio di parifica del rendiconto generale della Regione”, una verifica di legittimità e regolarità che pone tra l’altro particolare attenzione al costo dei servizi pubblici e alle modalità di finanziamento dell’ente locale. Il primo profilo di irregolarità è ravvisato in ordine alla situazione di cassa dell’esercizio 2012, che ha evidenziato un saldo attivo (722,27 milioni di euro) in netto calo rispetto al 2011. Palazzo Lombardia si giustifica parlando della riduzione dei tempi di pagamento dei fornitori, saldati con maggiore celerità di prima. Un bene per le imprese certo, ma che tuttavia genera ripercussioni nella tenuta della cassa. Guai anche dalla gestione del patrimonio immobiliare, con le dismissioni sostanzialmente ferme ai livelli del 2011. “La Regione ha precisato che la causa si rinviene anche nella crisi del mercato immobiliare – spiega la relazione della Corte dei Conti – che, di fatto, “frena” il processo di dismissione degli immobili messi a bando, per il tramite della controllata Infrastrutture Lombarde S.p.A.”
Il comparto personale sembra essere la “pecora nera” della precedente gestione, che al 31 dicembre 2012 contava 3.203 dipendenti complessivi. Sotto accusa l’organico complessivo della dirigenza esterna dell’Ente, che pari al 9,58% della dotazione organica avrebbe sforato il tetto di legge stabilito nell’8%.

Il nodo delle assunzioni

Altra violazione sarebbe quella del tetto posto alle 28 spese per i contratti “flessibili” ex art. 9 comma 28 del d.l. 78/2010, che impone la riduzione al 50% rispetto ai corrispondenti impegni del 2009. Ramanzina anche sui turn over, e sulle violazioni di legge da parte di Arifl (azienda regionale per la formazione, l’istruzione e il lavoro), tra le più “attive” nel superare il limite imposto per gli incarichi esterni. L’ultimo colpo deciso di bacchetta è per Infrastrutture Lombarde S.p.a, che “ha effettuato una pluralità di assunzioni dirette nel periodo gennaio – settembre 2012, in mancanza di un’adeguata giustificazione”.

Le note spese gonfiate
“A questo si aggiunga che la Corte dei Conti aveva stabilito che, solo nel 2012, i gruppi e i consiglieri della Regione Lombardia si sono attribuiti illegittimamente oltre 1 milione di euro di rimborsi spese – concludono i grillini -. Non sono infatti stati capaci di giustificare alla Corte scontrini e fatture che avevano addossato alle spese relative all’attività politica per quella somma. Insomma chiamare questa un buona gestione della cosa pubblica, oltre che un insulto al buonsenso, è falso”. La relazione dei giudici, tuttavia, si conclude confermando un sostanziale giudizio positivo sulla gestione finanziaria, in merito al progressivo contenimento del debito e delle spese globali.