Pressioni per lo Stadio della Roma. Il Campidoglio querela Parnasi. La Raggi accusa: l’Eurnova minacciò azioni legali. E porta ai giudici le lettere della società ai consiglieri

Eurnova Raggi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Doveva essere l’impianto con cui rilanciare l’As Roma e dare nuovo lustro alla Capitale. Peccato che l’impianto di Tor di Valle a poco a poco si è trasformato da un sogno a una chimera – se non addirittura un incubo – poiché finito su un binario morto dopo che la nuova proprietà della società calcistica, in modo del tutto legittimo, ha deciso di rinunciare al progetto. Da quel momento è iniziata una surreale battaglia con Eurnova, la società di Luca Parnasi che avrebbe dovuto costruire lo stadio, che si è detta pronta a chiedere i danni al Campidoglio, con quest’ultimo che ieri ha risposto preannunciando una querela contro le presunte pressioni.

Il nodo del dibattere è la decisione della sindaca Virginia Raggi e dei suoi assessori che hanno avviato l’iter per revocare l’interesse pubblico per l’opera, votato dall’Assemblea capitolina nel dicembre 2014 e confermato nel giugno 2017, ma che finora si è concluso in un nulla di fatto per via, secondo la grillina, dell’ostruzionismo di Eurnova, la società che avrebbe dovuto costruire lo stadio, che ha minacciato penali esorbitanti.

Un comportamento che ha paralizzato l’attività dell’Amministrazione con la prima cittadina che, intervenuta a Centro Suono Sport, è andata all’attacco dichiarando: “Purtroppo Eurnova ha fatto una serie di pressioni, ha scritto lettere ai consiglieri facendo pressioni, dicendo che dovrebbero pagare di tasca loro il mancato progetto dello Stadio. Gli avvocati del Comune hanno detto che non è così. Per questo è pronta una querela per le pressioni di Eurnova che firmerò con i consiglieri. Dico ai consiglieri di stare tranquilli”.

La Raggi è un fiume in piena e fa sapere che non intende “accettare il comportamento di Eurnova” ammettendo che è evidente che “se stiamo ancora a questo punto, le pressioni sono andate a buon fine”. Che il progetto sia importante per la città – e non solo per l’As Roma – è evidente e per questo l’iter di revoca deve entrare nel vivo al più presto come ha spiegato la sindaca: “In questo momento è fondamentale chiudere il progetto di Tor di Valle al quale siamo vincolati” altrimenti non se ne potrà avviare uno nuovo.

“Sulla base legge stadi, la società sportiva proponente e la sviluppatrice dovevano essere d’accordo per lavorare su Tor di Valle. La Roma si è espressa, non vuole il progetto, Eurnova non ha presentato i documenti necessari. Dobbiamo voltare pagina” continua la Raggi. Peccato che l’iter sia tutt’ora in attesa di calendarizzazione da parte del presidente dell’Assemblea capitolina, l’ex M5S recentemente passato a Forza Italia, Marcello De Vito. A rivelarlo è la sindaca secondo cui per i tempi “bisogna chiedere al presidente dell’Aula” visto che la questione “è inserita nell’ordine dei lavori, ma è lui che la deve chiamare”.

TESI BIZZARRA. Quel che è certo è che la decisione dell’As Roma di rinunciare al progetto, non è mai andata giù al gruppo di Parnasi che pur di realizzare l’impianto, a inizio giugno l’azienda ha inviato una lettera al Campidoglio in cui definiva “aberrante” la decisione della giunta di revocare l’interesse pubblico in quanto vanificherebbe investimenti milionari. Sostanzialmente per Eurnova lo stadio va fatto anche se non verrà mai utilizzato. Una tesi bizzarra che fa leva, come scritto nella missiva di un mese fa, sul fatto che “la delibera che si intende revocare ha avuto ad oggetto la dichiarazione del pubblico interesse alla realizzazione di un nuovo stadio; ma l’interesse considerato era quello della città di Roma e non della As Roma”.