Stagionali in rivolta contro ‘O Sceriffo. Lavoro vuol dire dignità. De Luca attacca i giovani fannulloni. I sindacati: un assist a chi sfrutta

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Non ci stanno i lavoratori stagionali a passare per nullafacenti e respingono l’attacco arrivato dal governatore della Campania. Vincenzo De Luca ha dichiarato che non si trova personale stagionale perché chi dovrebbe prestare servizio preferisce cullarsi e poltrire con il reddito di cittadinanza.

“Mi è stato confermato – ha detto De Luca – che alcune attività commerciali non apriranno anche quando sarà consentito perché per esempio per i bar e per i ristoranti non si trovano più camerieri. Per le attività stagionali non si trova più personale. E’ uno dei risultati paradossali dell’introduzione del reddito di cittadinanza. Se tu mi dai 700 euro al mese e io mi vado a fare qualche doppio lavoro non ho interesse ad alzarmi la mattina alle 6 per andare a lavorare in un’industria di trasformazione agricola. A volte c’è gente che prende il reddito di cittadinanza e va a fare lavoro in nero”.

Gli stagionali non ci stanno, i sindacati locali si ribellano alla versione dello sceriffo. La Flaica Cub Campania sostiene che “solo chi ignora i sacrifici che fanno i lavoratori stagionali e le loro famiglie può pensare una cosa del genere. Avesse fatto lui, caro governatore, almeno un giorno di lavoro come stagionale capirebbe di cosa parliamo”. E ancora: “De Luca e i suoi amici non vogliono lavoratori, a loro servono schiavi da sfruttare”.

Il sindacato denuncia che la stragrande maggioranza del lavoro che viene offerto è per fare dalle 12 alle 13 ore al giorno di lavoro per 1000 euro al mese tutto compreso, senza nessun tipo di assicurazione, completamente in nero. “E’ questo che oggi offre la nostra regione nella stragrande maggioranza dei casi. Ma si sa, il nostro caro governatore – continua il sindacato – questo non lo vede, lui usa il suo lanciafiamme solo contro gli operai stagionali, rei di essere precari a vita perché i politici come lui non fanno il proprio lavoro”.

Per concludere che in presenza di condizioni di lavoro degne, in sicurezza, nel rispetto delle regole, “nessuno prenderebbe più il reddito di cittadinanza”. De Luca, poi, dimentica di considerare che in tempi di pandemia, in assenza di richiesta di personale con il turismo fermo e i bar e i ristoranti con le saracinesche abbassate, il reddito di cittadinanza ha tamponato situazioni di estrema difficoltà. E’ il ragionamento che fa la vicepresidente del Consiglio regionale della Campania e capogruppo regionale M5S Valeria Ciarambino.

“Il reddito di cittadinanza che per il governatore sottrarrebbe camerieri a ristoranti e hotel è quella stessa misura grazie alla quale nella sola Campania oltre 250mila famiglie hanno potuto mettere un piatto a tavola dall’inizio della pandemia ad oggi. Un periodo in cui, con la quasi totalità della attività chiuse, sarebbe stato impossibile trovare anche solo un impiego saltuario”. Secondo l’esponente pentastellata “piuttosto che attaccare un provvedimento che ha dato da mangiare a tanti”, il governatore dovrebbe concentrare le energie per creare lavoro in Campania, “che continua ad essere maglia nera per l’occupazione”.

Ma c’è anche chi si schiera con De Luca. E’ il caso della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese). “In un momento di grande difficoltà economica ed occupazionale è paradossale che sia diventata una missione impossibile la ricerca di alcune categorie di lavoratori. Si tratta di camerieri, operai per la raccolta delle arance piuttosto che dei pomodori, operai impiegati nell’industria conserviera, ma anche addetti alle strutture balneari. Una ricerca di lavoratori impossibile, in questo momento in Italia, per l’effetto del reddito di cittadinanza. Ha ragione e concordiamo totalmente con De Luca”, scrive sui social il suo presidente Gino Sciotto.