Indebitati e pure perseguitati: stop allo stalking bancario. La straziante storia della donna che ha perso il marito. Ma ora arriva la legge per punire le vessazioni

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La proposta di Walter Rizzetto, energico deputato di Fratelli d’Italia, è chiara: introdurre un nuovo reato a difesa dei cittadini che vengono perseguitati dalle società di recupero crediti con pratiche illecite. Telefonate a qualsiasi ora del giorno e, perché no, anche della notte. Minacce. Visite domiciliari. Pressione psicologica. Ecco, la proposta di legge presentata dal parlamentare mira a combattere lo “stalking bancario”. La pdl, infatti, ha come obiettivo l’inserimento di una specifica previsione normativa diretta a punire le pratiche illecite delle società che svolgono attività di recupero di crediti, quando queste si concretizzano in vere e proprie situazioni di stalking. “Non mi pare né etica né umana la modalità con cui le società recuperano soldi per conto delle banche”, dice a La Notizia Rizzetto che, allo stesso tempo, precisa: “La proposta ovviamente non dice che i debiti non debbano essere pagati, ma il recupero crediti deve obbedire, specie in questo periodo, a criteri più umani ed etici”. Insomma, il recupero “dev’essere accompagnato, capendo anche situazioni e situazioni e scindendo le une dalle altre”.

rizzettoSei telefonate al giorno – L’obiettivo, dunque, è punire comportamenti che sono contro legge e che in passato hanno provocato vere e proprie tragedie, come nel caso di Laura Schiavo, il cui marito non reggendo la pressione degli agenti di recupero crediti si è tolto la vita per un debito di 40mila euro. “La storia di Laura – spiega Rizzetto – mi ha tremendamente colpito: un uomo spinto ad uccidersi, abbandonando la propria famiglia per un debito peraltro esiguo. Da qui è nato il mio impegno”. Parlare con Laura lascia comprendere la rabbia e il dolore di chi si è sentito abbandonato da tutti, istituzioni in primis. “Ci si sente totalmente inermi – racconta Laura a La Notizia – Oltre al pesante danno arrecato con la pressione cui ti sottopongono, c’è anche la beffa perché sanno di poterne approfittare, non essendoci una legge  che li punisca”. Il risultato? “Ci chiamavano anche sei volte al giorno. Ininterrottamente. E nelle telefonate ci prendevano in giro, ci insultavano”. Poi la tragedia. Con la morte del marito. “Mi sono rimboccata le maniche, ma non è stato facile. Ho avuto dei grossi problemi di salute e non sono riuscita a trovare un posto di lavoro stabile. Ad oggi percepisco 625 euro di pensione più un piccolo sussidio dal Comune. Sarà difficile per me restituire tutta la somma”. Già, perché la legge obbliga comunque a restituire quanto dovuto: “Non lo ritengo giusto, vista la perdita che ho subito. E non voglio perdere la casa che con tanti sacrifici io e mio marito abbiamo comprato. Ma siccome non c’è una legge che mi tuteli, è difficile. Posso chiedere una riduzione del debito per la mia situazione economica, ma non posso chiedere che il debito venga azzerato”.

Spiragli di ottimismo – Di storie come questa, le cronache degli ultimi anni sono piene. “Io non ne potrò sicuramente beneficiare, ma non importa. Almeno ne beneficeranno semmai dovessero trovarsi nelle stesse condizioni di me e mio marito,  che purtroppo non c’è più”, dice sconsolata ma combattiva Laura. La stessa combattività che ha trasmesso a Rizzetto. Che, non a caso, si dice ottimista che la proposta di legge possa trovare sbocco nel prossimo Parlamento. “Mi auguro e penso proprio che riusciremo nel nostro intento”. La proposta, peraltro, è stata presentata con Nicola Molteni, leghista di lungo corso e fedelissimo di Matteo Salvini (e probabile ministro del Governo Conte). “Spero che il prossimo Esecutivo possa mantenere gli impegni e le promesse fatte”, chiosa ancora Rizzetto. Se lo augurano in tanti. A cominciare da chi ha subito perdite e inquietanti vessazioni.