Stop ai vitalizi per i parlamentari condannati. Ma la scappatoia è già pronta: resta fuori l’abuso d’ufficio

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Qualcosa si è mosso. Dopo mesi di annunci e rinvii, il Parlamento ha dato il via libera all’abolizione del vitalizio per ex deputati o senatori condannati. Un passo, così, è stato fatto. Ma la delibera approvata ieri dagli uffici di presidenza di Camera e Senato non soddisfa tutti. Nel testo, infatti, si prevede l’esclusione del vitalizio per i condannati per reati di mafia, terrorismo e contro la Pubblica amministrazione. Il trattamento viene cassato in caso di reati che prevedono una pena superiore ai sei anni. Infine è introddotta la “riabilitazione”, con la possibilità di recuperare il vitalizio. Questo, in sostanza, lo schema che è venuto fuori, conquistando il voto favorevole di Pd, Sel, Scelta Civica, Fratelli d’Italia e Lega. Contrari, con vari distinguo, M5S, Forza Italia e Alleanza Popolare.

LE POSIZIONI
Le sollecitazioni inviate nei giorni scorsi da Laura Boldrini e Pietro Grasso, presidenti della Camera e del Senato, hanno quindi prodotto qualche effetto. Ma anche diverse proteste. I pentastellati sono insoddisfatti per alcuni punti della delibera. Innanzitutto per il non inserimento dell’abuso d’ufficio nelle cause di esclusione del vitalizio. E poi per l’innalzamento da 4 a 6 anni della pena per la quale il trattamento verrà negato. Forte contrarietà anche sulla “riabilitazione”. Il condannato potrà richiederne l’applicazione dopo 10 anni dalla fine della condanna per i reati più gravi e dopo 3 anni nei casi meno gravi. Se il giudice la concede, ecco scattare la cancellazione della condanna dalla fedina penale, con conseguente possibilità di riottenere il vitalizio. Contrari, anche se per motivi diversi, anche Forza Italia e Ap, per i quali sarebbe stata necessaria una legge. Mentre la delibera si presterebbe anche a eventuali rilievi di costituzionalità. Sono numerosi gli ex parlamentari condannati che percepiscono il vitalizio: Da Silvio Berlusconi a Paolo Cirino Pomicino, passando per Aldo Brancher, Giuseppe Ciarrapico, Enzo Carra, Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Luigi Grillo, Salvatore Sciascia e via dicendo.

FRIZIONI
Di sicuro, prima, dell’approvazione, non sono mancate scintille. Per esempio al Senato, dove Ugo Sposetti ha scatenato un autentico pandemonio. Lo storico tesoriere degli ex Ds ha espresso senza troppi giri di parole le sue perplessità nei confronti della delibera. A suo giudizio non è un tema che poteva essere affrontato dall’Ufficio di presidenza. In più Sposetti ha messo in guardia dal tentativo di “lisciare l’antipolitica” in vista delle elezioni regionali. Le affermazioni del senatore Pd hanno provocato l’immediata reazione dei Cinque Stelle, che lo hanno attaccato con la solita effervescenza dei pentastellati: “E’ un’indecenza”. Anche il capogruppo Pd Luigi Zanda ha preso le distanze dal’ex tesoriere: “Ha preso la parola a titolo personale. Il gruppo del Pd ritiene vadano osservate in modo assoluto le norme stabilite dai regolamenti parlamentari”.

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