Stop alle delocalizzazioni. Grazie al salario minimo Ue. La ministra Catalfo spinge la direttiva europea. Darà benefici a 10-20 milioni di lavoratori

NUNZIA CATALFO
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La battaglia M5S per l’introduzione di un salario minimo, testimoniata da proposte di legge che vanno in tal senso – come quella depositata dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo – oggi trae nuova linfa dall’Ue, che ha prodotto una proposta di direttiva sui salari minimi che, quando verrà attuata, imporrà agli Stati membri di armonizzare le proprie legislazioni al fine di garantire salari adeguati in tutti i Paesi. Una proposta che presenta duplici vantaggi: e sul fronte interno e su quello internazionale.

A spiegarlo è stata Catalfo nel corso di un’audizione alla Camera. “La garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori favorirebbe senz’altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, più equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche i termini di gender pay gap”, spiega. E a tal fine la ministra auspica la ripresa del confronto già avviato con le parti sociali e le altre forze di maggioranza, “per giungere quanto prima a un testo condiviso, che anticipi, in sostanza, l’attuazione degli obiettivi che verranno indicati con la direttiva dal legislatore europeo”.

La definizione di un quadro regolatorio comune assicurerebbe, poi, “una maggiore omogeneità dei risultati conseguiti dai singoli paesi, scoraggiando il pericoloso fenomeno del dumping salariale che rappresenta una delle principali cause delle delocalizzazioni che da anni il nostro Paese si trova costretto a subire”. Secondo le stime della Commissione, assicurando un salario minimo non al di sotto del 60% del salario mediano lordo si otterrebbe un miglioramento dell’adeguatezza dei salari minimi in circa la metà degli Stati membri, con beneficio per un numero di lavoratori compreso tra 10 e 20 milioni. L’aumento dei costi del lavoro verrebbe in gran parte compensato da un incremento dei consumi, così da sostenere la domanda interna.

Per mitigare l’impatto la ministra pensa alla detassazione – per un certo periodo – degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, così da determinare un progressivo allineamento dei minimi retributivi all’importo del salario minimo. Ma non c’è dubbio che bisogna procedere spediti. I dati ci dicono che nonostante nel nostro Paese si registri una copertura quasi totale della contrattazione collettiva purtroppo un consistente numero di lavoratori percepisce salari non dignitosi.

A oggi risulta che 365.436 lavoratori, pur essendo titolari di un rapporto di lavoro, percepiscono il Reddito di cittadinanza. Ipotizzando, poi, diversi importi del salario minimo regolato dalla legge, l’Inps individua: 2.596.201 lavoratori “sotto soglia”, se si considera un salario minimo tabellare (e un importo minimo pari a 8,00 euro) e 2.840.893 se si includono nella nozione di salario minimo anche le mensilità aggiuntive (e un importo minimo pari a 9 euro).