Storace al “Tempo” del manganello. Titolo shock contro il premier. Il vicedirettore attacca Conte “Untore del popolo”. Usando una vecchia denuncia come fosse una condanna

di Eugenio De Pascale
Politica

Desta meraviglia un editoriale sul Tempo di ieri che riporta la notizia, a firma del neo vice direttore Francesco Storace, ex parlamentare, ex consigliere regionale del Lazio ed esponente storico della destra romana, in verità un po’ datata, di una denuncia per epidemia colposa fatta in tempi di lockdown dall’avvocato Carlo Taormina. Intanto la cosa viene presentata come se il reato fosse stato confermato in terzo grado, non dicendo la cosa più ovvia e cioè che chiunque può fare una denuncia alla procura su qualsiasi cosa. E che in Italia c’è l’obbligatorietà dell’azione penale che ha imposto ai magistrati romani, come atto dovuto, di trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri, come prescrive la legge. La denuncia sarebbe indirizzata contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – immortalato dal Tempo sotto al titolone “L’untore del popolo” (vedi foto) – in buona compagnia del ministro della Sanità Roberto Speranza e di una pletora di funzionari e virologi consulenti. La meraviglia citata all’inizio deriva dal fatto che nell’editoriale si legge che per venticinque giorni “non si è fatto nulla per evitare la strage”. Quindi si sta rimproverando il governo di essere colpevole di inerzia nell’applicare delle misure immediate di contrasto che in pratica significano lockdown e mascherine e cioè proprio quelle misure che la destra mondiale in generale, ed italiana in particolare, contestano al governo stesso. E qui casca l’asino come dicevano gli antichi. Che questa suggestione editoriale sia posticcia lo dimostra appunto proprio questo fatto. È il centrodestra che ogni giorno urla che le misure di contenimento sono “liberticide” e che la mascherina è una sorta di perversione e che non serve a niente. Lo stesso presidente del Brasile Jair Bolsonaro ebbe a dire che le mascherine sono “cose da gay”, da effeminati e che i veri uomini, come lui e Donald Trump, ne fanno volentieri a meno ed infatti Usa e Brasile sono al primo e al secondo posto della classifica degli Stati infetti. Che un giornale che supporta i sovranisti nostrani difenda, solo quando gli fa comodo, le misure restrittive è veramente paradossale. Lo stesso avvocato Taormina ebbe a protestare contro la riapertura ritardata dei luoghi di culto contro la volontà dello stesso Papa. Anche Taormina, del resto, adatta la sua iniziativa alle circostanze, facendo il “chiusista” e l’“aperturista” a seconda delle circostanze. Ma così è troppo facile giocare. Non si può oscillare da una misura politica all’altra opposta solo per convenienza. Ed allora, se c’è tutta questa improvvisa sensibilità sociale si sia coerenti fino in fondo e la si finisca una buona volta con le proposte anarcoidi tipo la “mascherina fa male”, “ci levano la libertà”, “opprimono il popolo”. Se si supporta Taormina ci aspettiamo che domani Il Tempo supporti quindi, per coerenza logica, tutte le più avanzate misure restrittive atte al controllo della pandemia, come ad esempio le mascherine obbligatorie anche all’aperto come proposto qualche giorno fa dall’assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato, peraltro prontamente zittito dal solito Nicola Zingaretti che si limita a delegare ai sindaci passando loro la patata bollente. Dunque la si smetta con l’ipocrisia e con lo sfruttamento di qualsiasi iniziativa, anche contraria al proprio pensiero, e si agisca concretamente per rintuzzare il virus proprio con quelle misure che ha messo in campo il governo con estrema efficacia. E si ricordi, che ogni volta che si cede alla visione anarcoide di destra, i numeri del contagio ricominciano a salire a riprova di dove risieda il dio delle azioni virtuose.