Storace boccia Renzi: è soltanto uno stalker

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Vittorio Pezzuto

Il tono della voce di Francesco Storace riflette tutta la preoccupazione del politico di lungo corso per una crisi economica e istituzionale senza precedenti. A rinfrancarlo non è certo stato l’intervento di fine anno del capo dello Stato Giorgio Napolitano. «Il suo discorso – osserva il leader de La Destra – ha trasmesso il senso dell’impotenza della politica italiana e di tutte le istituzioni. Per quella sorta di “C’è posta per te” bastava Maria De Filippi. In realtà nelle sue parole mancava una qualunque indicazione di prospettiva».
Ma lei lo voterebbe l’impeachment proposto dai grillini?
«No. La politica si combatte con le armi della politica. Anche perché Beppe Grillo, non so se in buona o in cattiva fede, sta commettendo un errore gigantesco: se, come ha stabilito la Consulta boccciando il Porcellum, ben 148 deputati non avevano alcun diritto di diventare tali, come si fa ad affidare a costoro il compito di eleggere un nuovo presidente della Repubblica? E se è vero quello che si dice, e cioè che lo stesso Napolitano ha intenzione di dimettersi anzitempo, una scelta del genere avrebbe senso solo dopo l’avvenuto scioglimento di questo Parlamento. Non certo prima. La verità è che ci troviamo in una situazione ormai ingestibile».
In questo periodo Renzi sta dettando tempi e temi dell’agenda politica, come un tempo Silvio Berlusconi.
«Mah, fa sparate in continuo. Sembra assecondare più l’esigenza di uscire ogni giorno sui giornali che non quella di risolvere i problemi della gente. Ha solo tanta voglia di stupire. Lancia queste cose strane, tipo convocare le riunioni alle 7 del mattino. Perché, riunirsi alle 9 è un peccato? Vorrà dire che si leggeranno i giornali dopo e non prima… È solo un inconcludente Fanfarello (il diavolo comico inventato da Dante nella Divina commedia, ndr.). Credo che si smonterà ben presto».
Ha aperto l’anno chiedendo a tutti i partiti di impegnarsi innanzitutto su una nuova legge elettorale.
«Mi chiedo che senso abbia presentare tre diverse proposte di riforma. La più curiosa è quella su una versione nuova del Mattarellum che assegna il 15 per cento dei collegi a chi vince. E chi lo stabilisce chi vince? Prevede poi di assegnare il 10 per cento dei collegi come diritto di tribuna. Ma siccome lo sbarramento lo vuol fare al 5 per cento, qualcuno mi deve spiegare cosa succede se un partito non vince in un solo collegio ma prende il 6 per cento nella quota proporzionale. Ha o no il diritto di tribuna? La questione non è assolutamente irrilevante: se partecipasse a questa assegnazione allora vorrebbe dire che lo spazio nel proporzionale sarebbe significativamente ridotto. Insomma, un vero guazzabuglio».
Non salva nemmeno la sua idea di eliminare il bicameralismo perfetto?
«Ma che proposta è quella di eliminare il Senato per sostituirla con un organo rappresentarivo delle autonomie locali, formato da presidenti di Regioni e sindaci che però non dovrebbero percepire alcun emolumento? Stiamo parlando di istituzioni e non di un dopolavoro! Siamo seri».
Renzi vuole battersi con l’Europa perché sia rivisto il vincolo del 3 percento nel rapporto Pil/deficit.
«Non sa nemmeno di cosa parla. Il problema che avremo in Europa sarà piuttosto come adeguarsi al Fiscal compact che prenderà alla gola i popoli con Finanziarie da 40 miliardi di euro l’anno».
Insomma, si tratta davvero di un chiacchierone?
«Senta, un volta i partiti avevano uno speaker. Ora il Pd ha uno stalker».
Intanto con la sua proposta di una legge sulle unioni civili mette a rischio il patto di maggioranza con Ncd.
«È una proposta fatta per non combinare nulla. Ed è evidente che Angelino Alfano e il suo Nuovo centrodestra si trovano al momento in grande difficoltà. Anche se, secondo me, si stanno comunque giocando la carta di un’alleanza con Forza Italia. Se non la fanno, finiscono davvero molto male. Vede, il Nuovo centrodestra ha una discreta struttura e al momento può contare su un esercito di amministratori locali che detengono un certo peso elettorale. Ma se alle elezioni politiche ti schieri contro Silvio Berlusconi di voti queste persone ne porteranno ben pochi. Perché alla fine di bandiere rimaste ce ne sono solo tre: Grillo, Renzi e appunto Berlusconi. Quanto a noi, se la destra non riesce a riunire i suoi cocci sotto il simbolo di Alleanza Nazionale, ho paura che resterà solo Forza Italia».