La storia del rapimento più lungo del mondo. Tornano in libreria Piccinni e Gazzanni. Una storia vera che sembra un film

Mauro Romano
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20 giugno 1977. Un bambino scompare nel nulla nel piccolo paese di Racale, in provincia di Lecce. Si chiama Mauro Romano, è un bambino vivace e pieno di energia. I genitori, Bianca e Natale, sono lontani a causa di un funerale. Al loro ritorno il giorno dopo trovano il paese già in subbuglio perché di quel bambino che tutti conoscevano e amavano si erano perse le tracce e nessuno pare sapere nulla. Da qui partono i due autori Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni in Storia di una scomparsa (Fandango Libri) e con un lavoro incredibile, certosino e a tratti archeologico, ricostruiscono in un romanzo avvincente e che non conosce pause, una vicenda che ha dell’incredibile, che sembra un film ma finisce con l’essere più inquietante di un giallo.

Il thriller in salsa salentina dura 44 anni. E Piccinni e Gazzanni ricostruiscono con la prosa propria del romanzo tutti gli incredibili colpi di scena, i personaggi che compaiono sulla scena in maniera incredibilmente inaspettata. E, soprattutto, le tante piste che si alternano, che nascono, scompaiono e rispuntano quando il lettore meno se l’aspetta: dal giro di pedofilia (una delle prime tesi battute dagli investigatori e poi incredibilmente tornata d’attualità negli ultimi anni) alla presunta omertà dei Testimoni di Geova fino alla figura chiaroscurale di un magnate arabo nei cui occhi e nelle cui cicatrici la madre crede di aver riconosciuto suo figlio dopo averlo visto su una rivista di gossip. E sullo sfondo, inquietante e onnipresente, la Sacra Corona Unita.

Quello che ne esce è un racconto serrato in cui al centro resta costantemente la forza di una famiglia normale che si ritrova a dover affrontare una storia straordinaria, alla ricerca del proprio figlio e fratello. Fino ad arrivare negli Emirati sulle tracce del piccolo Mauro. Ma, soprattutto, “Storia di una scomparsa” è un romanzo umano, che tenta di indagare il cuore e la mente di chi si ritrova a vivere un’intera esistenza con un punto interrogativo grosso come un macigno, con l’inquietante probabilità che ormai il piccolo Mauro sia morto e con la speranza mai sopita che sia ancora vivo. Emozioni contrastanti che non abbandonano mai i protagonisti di questa storia, né lasciano il lettore, il quale soltanto al termine del libro riuscirà a comprendere e risolvere l’enigmatico giallo. O, forse, neanche allora.