Strada ha portato vita dove c’era la morte. Chirurgo e attivista, pacifista e visionario. Il fondatore di Emergency se n’è andato mentre la figlia era in mare a salvare 85 vite umane

Gino Strada
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Medico, chirurgo, attivisti, pacifista, visionario. Non basterebbe un articolo per descrivere chi è stato Gino Strada. Contro ogni guerra, in prima linea per difendere gli esclusi e gli ultimi. Sempre dalla parte di chi era in difficoltà, capace di parole di mediazione di fronte ai conflitti, ma anche il primo a schierarsi contro le ingiustizie. Se ne è andato all’improvviso Strada (leggi l’articolo), medico milanese e fondatore della ong Emergency, cui il suo nome sarà eternamente legato.

Una perdita dolorosa per chiunque creda nella tutela dei diritti umani, al di là di fedi e appartenenze. “I pazienti vengono sempre prima di tutto”, è una delle frasi che ha scelto il suo staff per ricordarlo in queste ore. L’ultimo pensiero è stato per l’Afghanistan, uno dei luoghi dove ha lasciato non solo ospedali, ma anche una cultura e una generazione di giovani medici, infermieri e ostetriche capaci di portare avanti il suo insegnamento.

E proprio ieri, in un articolo pubblica sulla Stampa, le ultime parole sono state per amici e colleghi che continuano a lavorare mentre i talebani avanzano nelle principali città del Paese: “Continuano a lavorare in mezzo ai combattimenti, correndo anche dei rischi per la propria incolumità: non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri ‘eroi di guerra’”.

Strada è stato un faro per tanti e soprattutto un esempio per tanti medici e attivisti che, dopo di lui, hanno intrapreso le stesse ambizioni di pace e aiuto ai più bisognosi della Terra. Parlano poi i dati: sono oltre 11 milioni di persone in 19 Paesi che sono state curate gratuitamente da Emergency dal 1994 al 2020, ovvero “una ogni minuto”, come amava ripetere. Del resto quella del medico Strada è stata una vera e propria scelta di vita.

Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in chirurgia, decide di occuparsi in particolare all’assistenza dei feriti di guerra. Fino al 1994 infatti, lavora con la Croce Rossa Internazionale di Ginevra in Pakistan, Etiopia, Thailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia. Proprio grazie a queste esperienze, decide, insieme alla moglie Teresa Sarti e alcuni amici e colleghi, di fondare Emergency, aprendo il primo progetto in Ruanda durante il genocidio. Il secondo progetto è in Cambogia, Paese in cui resta per alcuni anni. Da lì è un susseguirsi di traguardi, di ospedali inaugurati nelle zone ultime del mondo, di battaglie umanitarie vinte.

IL CORDOGLIO. Anche per questa ragione il cordoglio non poteva che essere unanime. “Siamo frastornati e addolorati. È una perdita enorme per il mondo intero. Ha fatto di tutto per rendere migliore il mondo. Ci mancherà tantissimo”, le prime parole di Rossella Miccio, la presidente dell’ong. E poi ancora Mario Draghi, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, finanche Matteo Salvini ha riconosciuto lo spessore dell’uomo con cui è stato spesso in disaccordo.

Molto significative ed emozionanti anche le parole scelte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricordare il chirurgo: “Gino Strada ha recato le ragioni della vita dove la guerra voleva imporre violenza e morte”, ha scritto il Quirinale in una nota. Ma soprattutto, ha ricordato Mattarella, a orientare il suo impegno c’è sempre stata la Carta: “In coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra, Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie”. Il saluto più bello, però, non poteva che essere di Cecilia Strada: “Mio padre diceva che la morte vince una volta, la vita però può vincere ogni giorno”.