Stretta sulla partita del Colle. I 5S compatti sulla linea Conte. Domani il leader M5S incontra gli alleati giallorossi. Si ragiona su un nome per spiazzare i moderati

GIUSEPPE CONTE
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Pericolo nuova spaccatura scongiurato. Dopo l’ira circolata nei giorni scorsi (e anche ieri) tra i pentastellati a causa delle parole di Goffredo Bettini rilasciate al Corriere della Sera secondo cui Giuseppe Conte sarebbe per lo storico esponente dem “uomo leale, che apprezzo: ma più leader di governo, che capo di un partito”, e che soprattutto si troverebbe “in un momento notevole di difficoltà” nella sua nuova veste di presidente dei Cinquestelle, il rischio di nuove spaccature non solo all’interno del Movimento ma anche nella coalizione di centrosinistra era più che concreto.

Alla fine, però, al termine della serata di ieri le rassicurazioni piovute non solo dagli eletti ma anche dagli staff interni erano le stesse: “In linea di massima c’è forte compattezza intorno alla figura di Conte”. A cui, tuttavia, ora si chiede alla stessa maniera unanime una sola cosa: “Bisogna far capire anche all’interno della coalizione che il Movimento non si adeguerà a un nome qualunque avanzato dagli altri partiti. Dobbiamo essere consapevoli che siamo noi il gruppo parlamentare più numeroso”, tuona un deputato interpellato dal nostro giornale. Idea condivisa da molti in queste ore. Anche, dopotutto, dallo stesso Conte.

OCCHIO AL CENTRODESTRA. Ed è per questo che l’incontro di domani mattina insieme ad Enrico Letta e Roberto Speranza sarà fondamentale. In quell’occasione verosimilmente si concorderà una linea comune sul Quirinale, in attesa che Silvio Berlusconi sciolga la sua riserva. Dalle parti del centrosinistra in molti sono convinti che, prima che le votazioni entrino nel vivo, l’ex Cavaliere si sfili, attraverso “l’ennesimo colpo di scena”. Quel che si mormora – almeno al momento – è che se ovviamente Berlusconi non dovesse essere abbastanza certo di una sua potenziale elezione, non correrà affatto. Ed è proprio da quanto deciderà il Cavaliere che potrebbe dipendere la strategia adottata dal centrosinistra.

STRATEGIE IN CAMPO. Ed è proprio per questa ragione che la sparata di Bettini, ha fatto discutere. Anche ai piani alti del Movimento il malcontento è generalizzato. “Se l’unità d’intenti in vista del Quirinale è rappresentato da interviste e colloqui rilasciati alla stampa in cui si esprimono giudizi sul Movimento e il suo leader politico, cosa che non ci permettiamo di fare specialmente in questa fase, direi che la direzione di marcia della coalizione non è quella giusta”, tuona il capodelegazione al governo, Stefano Patuanelli.

Ad alzare gli scudi anche uno dei cinque vicepresidenti pentastellati, Riccardo Ricciardi: “Gli altri partiti, da sempre, giudicano le dinamiche del Movimento come se fosse un partito tradizionale, preda di correnti e personalismi. Hanno sempre sbagliato e sbagliano anche ora”. Non solo i dirigenti, però. Non sono pochi, infatti, i parlamentari a storcere il naso e ora, come detto, a chiedere una posizione netta da parte del Movimento sul ruolo centrale che giocherà nella partita del Colle. Ed è di questo che si è discusso anche ieri sera fino a tardi nella cabina di regia creata proprio da Conte in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

A partecipare, oltre ai vice del presidente M5S, anche i ministri e i capigruppo di Camera e Senato. “Segno – commentano fonti interne – che c’è compattezza: ora Conte vuole fare in modo che ci sia massima trasparenza su ogni passo”. Ed è, questo, un aspetto che ha certamente cementato gli eletti Cinque stelle. Ciò su cui ancora invece c’è massimo riserbo è la lista di nomi che Conte e i suoi hanno in mente da proporre domani mattina a Letta e Speranza. Resta certamente calda – anche perché spinta da un nutrito gruppo di senatori – il nome di Sergio Mattarella. Non quello invece di Mario Draghi.

Sappiamo, da quanto detto dall’ex presidente del Consiglio nelle settimane scorse, che al Movimento piacerebbe candidare anche una donna. Ma vedremo. Nelle ultime ore, però, si starebbe facendo strada anche un’ulteriore strategia (per il momento da tenere sottobanco), più in ambiente dem a dire il vero che 5 stelle.

Ovvero avanzare un nome che possa piacere al fronte moderato. Il punto di partenza è il seguente: i numeri dei grandi elettori dicono chiaramente che bisogna eleggere un candidato che goda dei favori del centrodestra. E, specie se FI, Lega e FdI continueranno con Berlusconi, un modo per ribaltare il tavolo è avanzare un candidato (Franco Frattini? Giulio Tremonti? Lo stesso Gianni Letta?) che metta in subbuglio il fronte del centrodestra. Fantapolitica per ora. Chissà domani.

Dall’archivio: Da M5S, Pd e Leu coro di No alla candidatura di Berlusconi al Quirinale. Conte: “Opzione irricevibile e improponibile. Il centrodestra non blocchi l’Italia”.