Su Gratteri solo propaganda: “Il fronte del sì cerca bersagli”

Referendum Giustizia, ora i numeri sorridono al no. Su Gratteri solo propaganda. “Il fronte del sì cerca bersagli” .

Su Gratteri solo propaganda: “Il fronte del sì cerca bersagli”

Che il No al referendum sulla riforma della giustizia sia in rimonta lo attestano ormai diversi sondaggi. La Supermedia di YouTrend per Agi, questa settimana, segnala un recupero netto: il No sale al 47%, mentre il Sì scende al 53%, perdendo quasi 12 punti in un mese. Nel dettaglio, il Sì arretra di 5,9 punti e il No cresce dello stesso valore. La partita, dunque, è apertissima in vista del voto del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere. La rimonta, però, non produce nel governo un confronto sul merito: produce nervosismo. Quando i numeri smettono di sorridere, si cerca un bersaglio. E così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è diventato il parafulmine dei comitati del Sì, che hanno preso un passaggio estrapolato da una sua intervista al Corriere della Calabria per piegarlo, con un’operazione di propaganda, a sostegno della riforma Nordio.

Su Gratteri solo propaganda. “Il fronte del sì cerca bersagli”

Gratteri ha rimesso i fatti in fila e ha respinto la caricatura costruita ad arte: “Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non farò falli di reazione e continuerò fino all’ultimo giorno la mia battaglia per il No”. Poi ha chiarito il punto che molti fingono di non capire: “I miei interventi non possono essere parcellizzati: ho detto che, a mio parere, voteranno Sì coloro che non vogliono essere controllati dalla magistratura, tra cui centri di potere, ‘ndrangheta e massoneria deviata. Ma non ho mai detto che tutti quelli per il Sì appartengono a centri di potere”.

La propaganda su Gratteri di chi sostiene il Sì

E ha rilanciato: “Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che prende un pezzettino di intervista e lo mette in rete pensando di intimidirmi o delegittimarmi, dico che si sbagliano”. La maggioranza, invece, risponde con indignazione a comando e attacchi personali. “Da un procuratore della Repubblica un cittadino italiano si aspetta terzietà e sobrietà, non insulti a casaccio, quindi mi aspetterei le scuse”, ha ribadito Matteo Salvini, dopo aver annunciato la denuncia.

Traduzione: si discute del tono per evitare la sostanza, e si pretende il silenzio proprio da chi la riforma la conosce e la pratica sul campo. Non è un dettaglio: se il dibattito viene svuotato e si colpisce chi dissente, si ammette che l’argomento forte del Sì non è la riforma ma la macchina della comunicazione.

Opposizioni in trincea: basta strumentalizzazioni

Dall’opposizione arrivano reazioni diverse. Laura Boldrini (Pd) parla di strumentalizzazione “indegna” e avverte che impedire ai magistrati di esprimersi su una riforma che li riguarda somiglia a una censura: “I giudici, i magistrati e i pm devono esprimere il loro parere”. Piero De Luca, segretario regionale campano del Pd, rivendica rispetto per chiunque vada a votare ma annuncia una campagna per il No “per ragioni di merito”. E dice basta alle strumentalizzazioni. Dal Movimento 5 stelle, Vittoria Baldino affonda: “Il governo si sta scandalizzando sulle frasi di Gratteri, ma abbiamo il ministro della Giustizia che ha detto che loro vogliono controllare la magistratura: il miglior sponsor per il No è Nordio”.

Le iniziative del M5S

Intanto il fronte del Sì prova a blindare la campagna con la “discesa in campo” di Giorgia Meloni, annunciata da Francesco Lollobrigida: direzione di FdI per definire calendario e iniziative, con l’ipotesi di un comizio conclusivo a Milano a metà marzo e, forse, un evento unitario con tutti i leader sul palco. Sul fronte del No, Giuseppe Conte prepara l’evento in Campidoglio e un tour tra università e piazze. Il momento più atteso è il confronto del 25 febbraio, a Palermo, tra Conte e il ministro Carlo Nordio: lì non basteranno slogan e polemiche di giornata, servirà rispondere sul merito e spiegare perché questa riforma dovrebbe rendere la giustizia migliore, non più docile.