Un risiko economico sugli F-35

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dalla Redazione

L’ipotesi di una sforbiciata al programma F35 agita il mondo dell’industria della Difesa e quello militare che temono, ognuno per la propria parte, pesanti ricadute negative: in termini economici e di operatività dello strumento aereo. Tutto questo alla vigilia di un delicato Consiglio Supremo di Difesa, che il presidente Napolitano ha convocato anche per esaminare “le criticità relative all’attuazione della Legge 244 di riforma” delle Forze armate e l’ “impatto sulla Difesa del processo di revisione della spesa pubblica in corso”. Oggi un approfondito studio del Cesi, il Centro Studi Internazionali, analizza lo stato attuale del programma, che vede l’Italia impegnata ad acquisire 90 esemplari del nuovo
cacciabombardiere di quinta generazione, rispetto ai 131 inizialmente previsti: un taglio di 41 esemplari deciso durante il governo Monti.

Gli esperti ribadiscono come l’F35 sia un aeroplano versatile, multiruolo, “invisibile” ai radar, il più adatto a fronteggiare ogni futura missione di supporto aereo, attacco, ricognizione e deterrenza. Rinunciare al programma, viene
sottolineato, provocherebbe un considerevole gap dal punto di vista operativo, mentre sotto il profilo finanziario, industriale e politico – sebbene non vi siano penali vere e proprie in caso di rinuncia all’acquisto – andrebbero
immediatamente in fumo i due miliardi di dollari già spesi dall’Italia per la partecipazione allo sviluppo del velivolo e per la costruzione della “Faco” di Cameri (Novara), cioè la linea di assemblaggio finale degli aerei italiani e, al momento, anche olandesi. Ma pure un’eventuale riduzione dell’ordine, secondo gli analisti, produrrebbe un vulnus importante delle capacità operative, con il rischio di non essere piu’ all’altezza dei principali partner occidentali, e “rappresenterebbe un notevole spreco di risorse economiche – scrive il Cesi – considerato che la linea di montaggio di Cameri opererebbe su regimi produttivi assolutamente fuori scala rispetto a quanto progettato inizialmente”. Non solo. In questo caso, infatti, “sarebbe tagliato proporzionalmente da Lockheed Martin anche il ritorno industriale previsto per il nostro Paese con un ulteriore considerevole danno economico”. Basti pensare che quando l’Italia ha annunciato che avrebbe acquistato non più 131 caccia ma 90, il colosso industriale Usa ha subito tagliato da 1.215 ad 835 i (costosi) cassoni alari commissionati ad Alenia Aermacchi. 

Sul fronte politico, intanto, la revisione in termini riduttivi del programma, ipotizzata ieri dal premier Renzi e dal ministro Pinotti, continua a far discutere. Secondo Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, “l’annuncio del Ministro della Difesa di riduzione degli F35 va accolto positivamente in attesa degli atti consequenziali”, ed anche l’Idv – che chiede la revoca dell’intero ordine – auspica che l’annuncio “non sia solo uno spot”. Chi parla senza mezzi termini di “propaganda, utile per farsi belli in vista delle Europee”, è il Movimento 5 stelle, mentre cautela viene espressa dal centrodestra. Cicchitto, del Nuovo centrodestra, invita a collocare la decisione sugli F35 – che possono essere “ridimensionati, ma non eliminati” – all’interno di una strategia complessiva, mentre l’ex sottosegretario alla Difesa Crosetto (FdI) chiede che venga adottata una decisione “seria e non ideologica”.