Sugli sfratti da Salvini solo parole e zero fatti. La lista di 23 edifici da liberare redatta un anno fa è rimasta inattuata

di Franco Pigna
Politica

Per qualcuno con l’avvicendamento al Viminale tra Matteo Salvini e Luciana Lamorgese (nella foto), la stagione degli sgomberi si sarebbe arenata prima ancora di cominciare. Niente di più sbagliato come dimostra il provvedimento di ieri a carico di Casapound (leggi articolo a pagina 3) che, al contrario, sembra segnare più che altro un mutato atteggiamento verso il problema dell’abusivismo e un cambio degli edifici da sgomberare in via prioritaria. Del resto non è che si sia fatto granché quando al ministero c’era il Capitano. Anzi l’unico atto concreto è stata la lista di 23 immobili della Capitale redatta dal Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica e messa nero su bianco dalla Prefettura.

Un vero e proprio piano, con partenza da fine 2019, in cui si sarebbe dovuto procedere con quattro interventi ogni anno e che aveva nel mirino soprattutto le sedi di noti centri sociali romani, come Strikers, Spazio 32 e Acrobax, ma anche la Casa delle donne Lucha Y Siesta, il palazzo dell’Ex Enasarco di via Mattia Battistini, la B.A.M di via dei Castani, la sede dell’associazione Ex Lavanderia. Un lungo elenco in cui, a mancare, era proprio l’edificio occupato da Casapound. Peccato che il documento sia rimasto lettera morta tanto che nel 2019 non si è riusciti a centrare gli unici due obiettivi previsti ossia lo sgombero del palazzo di viale Caravaggio a Tor Marancia, occupato da 12 anni, e l’ex sede della Asl Roma C in via Antonio Tempesta, a Torpignattara, abitato da una sessantina di famiglie, causando uno slittamento di tutte le operazioni.

A marzo di quest’anno sarebbe dovuto toccare all’immobile in viale delle Province 196/198 occupato dal 6 dicembre 2012 e dopo, a cascata, al palazzo in via Prenestina 944, uno in via Collatina 385 e, entro fine anno, a quello di via Umberto Partini 21. Nel 2021 sarebbe stata la volta dell’immobile di via Tiburtina 1099, di quello in via Roccagiovine 267, di uno in Piazza dei Sanniti 9/a e di un altro in via del Policlinico 137. Secondo il programma gli sgomberi sarebbero dovuti andare avanti con ’immobile di via Mattia Battistini 113/117 di proprietà Enasarco, di uno in via dei Castani 42-44-46, un altro in via Tiburtina 1064 e dell’ex cinodromo in via della Vasca Navale 6 di proprietà Comune. Un elenco che prosegue con altri 9 edifici tra cui quello di Corso d’Italia 108 di proprietà INPS ex INPDAP e occupato dal 2007.