Sui vaccini si torna a correre. In Europa non ci batte nessuno. Doppia dose somministrata a un milione di italiani. L’obiettivo è arrivare a sei milioni entro marzo

DOMENICO ARCURI
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Prima i tagli alle forniture, poi la crisi di governo nel bel mezzo della pandemia. Che per l’Italia non siano tempi felici è noto a tutti, ma non per questo il piano vaccini del governo dimissionario di Giuseppe Conte si è arenato. Anzi, come sottolineato dal commissario all’emergenza Domenico Arcuri, nel corso della conferenza stampa su cui ha fatto il punto della situazione, la campagna di immunizzazione, seppur tra mille difficoltà, va avanti “piuttosto bene”. Contrariamente a quanto sostengono gufi e disfattisti, “siamo il primo Paese europeo per numero di persone vaccinate” e anche per quello “delle persone alle quali è stata inoculata sia la prima che la seconda dose” ha precisato il manager. Da ieri sera, stando ai dati forniti dal ministero, in Italia sono “956.389 i cittadini vaccinati contro il Covid-19”. Un primato, quello italiano, rivendicato con forza da Arcuri che sottolinea come “gli altri Paesi europei hanno un andamento più lento, nonostante i tagli imprevisti alla campagna italiana causati dalle case produttrici”. Una situazione a cui ha messo mano l’esecutivo Conte riuscendo, nel volgere di pochi giorni, a far riprendere “ritmi accettabili” alla campagna vaccinale con “le somministrazioni” che dopo giorni di calo, ora “sono tornate a aumentare”. Difficile dargli torto perché, stando agli ultimi dati aggiornati a ieri, nel nostro Paese “sono già state inoculate” la bellezza dell’80,6% delle dosi consegnate dalle diverse aziende tanto che ora Arcuri non si nasconde e spiega che “l’obiettivo è quello di arrivare a 6 milioni di italiani vaccinati entro marzo”. Quel che è certo, precisa, è che grazie a tutti questi sforzi “abbiamo quasi finito la prima fase della vaccinazione, che comprende anziani nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa, ndr), e operatori sanitari” e ora “inizieremo a vaccinare gli over 80”.

INIZIA LA SECONDA FASE
A ridare vigore alla campagna vaccinale sono state anche le prime 249.600 dosi del vaccino AstraZeneca che, arrivate ieri, sono state stoccate nel hub di Pratica di Mare e a giorni verranno distribuite alle Regioni. Un siero che, assicura Arcuri, costituisce “un’ulteriore e fondamentale arma per la vaccinazione degli italiani” che si aggiunge ai farmaci già utilizzati, quello prodott da Pfizer-Biontech e quello di Moderna. Risorse fondamentali per dare il via alla seconda fase che richiederà “13 milioni di dosi, visto che la seconda fascia comprende circa 6,5 milioni di persone” spiega il commissario. Poi, secondo il nuovo cronoprogramma annunciato ieri, “sarà la volta degli over 60 con patologie critiche e vulnerabili” terminati i quali “si passerà al terzo gruppo: i lavoratori dei servizi essenziali, le forze armate e i carcerati” e, in ultimo, “a tutti gli altri”. Tra le difficoltà affrontate in queste febbrili settimane, non mancano anche le diverse caratteristiche dei vaccini approvati che hanno più volte costretto il governo a rimodulare il propri piano. In tal senso, l’ultima rogna è stata quella relativa al vaccino prodotto da AstraZeneca che, come stabilito dall’Agenzia italiana del farmaco, sarà destinato ai soli cittadini con età compresa tra i 18 e i 55 anni. Un problema che non ha scoraggiato Arcuri che, in conferenza, ha raccontato la soluzione adottata dal governo: “Abbiamo deciso di continuare a somministrare, in modo parallelo, i vaccini Pfizer e Moderna alle persone anziane e più vulnerabili. Nella seconda fase che sta prendendo inizio puntiamo a vaccinare insegnanti, forze dell’ordine e forze armate, lavoratori dei servizi essenziali, il personale carcerario e i detenuti, il personale e gli ospiti di comunità, con l’obiettivo di abbassare la diffusione del virus tra i più giovani”.

I PADIGLIONI MOBILI
Ma Arcuri durante la conferenza stampa non si è limitato a snocciolare solo dati. Tra i temi trattati, infatti, c’è stato quello della costruzione delle cosiddette “Primule”, ossia i padiglioni istallati in molte piazza d’Italia per la somministrazione del vaccino. Ieri, ha spiegato, “si è conclusa la prima fase della richiesta pubblica di offerta necessaria alla costruzione delle Primule” e “sono pervenute 4 offerte da 4 raggruppamenti che tengono insieme complessivamente 31 imprese e proprio per questo ci sarà una commissione valutatrice con l’obiettivo di essere del tutto indipendenti”. Strutture in cui, secondo quanto deciso dal governo, opereranno ben 2.292 infermieri o dottori che hanno deciso di rispondere alla chiamata del commissario e a cui potrebbero aggiungersene altri nel corso delle prossime settimane a partire “dai medici di medicina generale” e “i pediatri di libera scelta”.