Sul Carroccio per Super Mario, il Pd si tura il naso. Zingaretti assicura: alternativi ai sovranisti. Ma restano i malumori

NICOLA ZINGARETTI
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Ne è ben consapevole, Matteo Salvini, che la sua scelta di schierare la Lega in sostegno di un eventuale governo targato Mario Draghi ha spiazzato tutti. E creato non pochi malumori, sia a destra – con la Meloni che fieramente si smarca e “consiglia” all’alleato di non parlare a nome della coalizione di centrodestra nel manifestare il suo appoggio all’ex Bce- . “Facciamo attenzione – avrebbe detto il leader leghista ai suoi parlamentari – perché provocano, con l’obiettivo di far saltare tutto”. Per Giorgetti bisogna partire dall’appello di Mattarella: “il perimetro della maggioranza lo ha già dato il capo dello Stato, noi siamo dentro, gli altri si prendessero la responsabilità di rompere, se ne hanno il coraggio”.

Il riferimento è a un pezzo della futura maggioranza, assai composita, che pone paletti sulla Lega. Non soltanto Leu e una parte del M5s, con Beppe Grillo che ieri ha raccontato di aver posto esplicitamente la questione al premier incaricato, ma anche dalle parti del Nazareno l’ingresso del partito sovranista, ora neo europeista, non ha fatto certo fare i salti di gioia, con il segretario Nicola Zingaretti che prima si giustifica dicendo che sull’Unione europea il leader del Carroccio “ha dato ragione al Pd” e che si lavorerà per punti comuni per quanto possibile, salvo poi specificare che il Pd rimarrà “alternativo” (e ci mancherebbe pure…) rispetto al partito di Salvini.

“Con il professor Draghi non abbiamo parlato dei rapporti con gli altri partiti, Lega compresa. Dico che il Pd e la Lega, qualsiasi cosa accada, sono e rimangono due forze alternative nello schieramento politico italiano e penso che questo sia condiviso anche da Matteo Salvini”, affermava Zingaretti martedì dopo l’incontro della delegazione dem con Draghi. Il concetto è ribadito anche da Matteo Orfini che, bene ricordarlo, il 30 giugno 2019 insieme a Davide Farone (oggi Italia Viva a ma allora Pd) e Graziano Delrio, faceva parte della rappresentanza Pd salita a bordo della nave della Ong Sea Watch – che aveva raccolto in mare 42 migranti – capitanata da Carola Rackete e fermata a un miglio da Lampedusa dall’allora ministro dell’Interno Salvini.

“Io penso che il Pd farà le sue battaglie, quelle che ha sempre portato avanti, io personalmente continuerò a farle, non è che se forse c’è Salvini smetterò di fare quello che ho sempre fatto sull immigrazione o altri temi, poi Draghi farà il suo lavoro e lo farà bene come sempre. Io credo che sarà Salvini piuttosto a trovarsi un po’ in difficolta”, afferma ora Orfini, rispondendo all’ipotesi del Pd e della Lega insieme nella futura squadra di governo e di fatto sposando in toto la linea della segreteria del suo partito . Che ieri ha diramato una nota per chiarire definitivamente che “Nel corso della riunione del Comitato politico del Partito Democratico è stato espresso un sostegno unanime alla proposta del segretario Zingaretti di proseguire sulla strada del progetto di governo con il professor Draghi.

Un dibattito approfondito e segnato da uno spirito unitario, nel corso del quale si è sottolineato come, con le proprie idee e le proprie proposte, il Pd è pronto a sostenere un governo che, come chiesto nell’appello del Presidente Mattarella, affronti le grandi emergenze. Dalla pandemia alla campagna vaccinale, all’emergenza sanitaria, sociale ed economica in corso. Con il massimo impegno per attuare il Next Generation Eu in tempi rapidi e aprire una stagione di investimenti per il lavoro e l’economia”. Quindi tutto a posto e tutti dentro, da Leu alla Bonino, da Calenda alla Lega.