Sul Piano vaccinale siamo ancora alle bozze. Il Governo stima in 242 milioni le dosi disponibili entro giugno 2022. Iter centralizzato e disposizioni uniche per tutte le Regioni

vaccini Figliuolo
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La priorità del nuovo governo era la campagna di vaccinazione. Dopo un mese dall’insediamento di Mario Draghi e poi del commissario Francesco Paolo Figliuolo (nella foto), arriva il primo testo. Tarato sui 242 milioni di dosi che di qui al secondo trimestre 2022 dovrebbero inondare l’Italia. E’ quanto previsto da una tabella allegata alla bozza del Piano vaccini. 40,1 milioni di dosi saranno di AstraZeneca, 65,6 milioni di Pfizer, 26,5 milioni di Johnson & Johnson, 40,3 milioni di Sanofi/GSK, 29,8 di CureVac e 39,7 milioni di Moderna. Sarà valutato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano, se si potrà vaccinare all’interno dei posti di lavoro.

Il tutto a prescindere dall’età, “fatto salvo che la vaccinazione venga realizzata in sede, da parte di sanitari ivi disponibili, al fine di realizzare un notevole guadagno in termini di tempestività, efficacia e livello di adesione”. Stop, dunque, alle regole diverse da regione a regione, che finora hanno avuto un ampio margine di discrezionalità. Per decidere chi si deve vaccinare prima, il piano vaccini del nuovo governo, usa il criterio delle fasce d’età, dai più anziani ai più giovani. Ma con alcune correzioni. Hanno la precedenza gli “estremamente fragili”, che soffrono in forma grave di una serie di patologie e anche i disabili gravi, quelli riconosciuti dalla legge 104.

Sono inoltre considerate prioritarie, a prescindere dall’età e dalle condizioni patologiche, alcune categorie. Si tratta di “personale docente e non docente, scolastico e universitario, forze armate, di polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali”. Tra i potenziali vaccinatori sono stati arruolati gli odontoiatri, che si aggiungono agli specializzandi e ai medici di famiglia. L’obiettivo del nuovo piano vaccinale è mettere fine al fai da te delle singole regioni, che in alcuni casi hanno scelto di immunizzare categorie di persone non sempre a rischio o in prima linea.

Ci sarà almeno un grande centro vaccinale nei Comuni con più di 50 mila abitanti. Piazzali delle stazioni, parcheggi dei centri commerciali, centri congressi, palazzetti dello sport, stadi. I drive through della Difesa utilizzati finora per fare i tamponi saranno riconvertiti come centri vaccinali. Il più grande sarà attivo da venerdì al parco Tenno, a Milano. A Roma è già operativo quello nella città militare della Cecchignola. Per raggiungere i centri isolati saranno utilizzati almeno 150 nuclei vaccinali mobili, sempre della Difesa, che di fatto organizzeranno giornate di vaccinazione mirate nelle zone più difficile da raggiungere. C’è poi il contributo della Protezione civile che aiuterà le Regioni ad allestire postazioni mobili di vaccinazione dove necessario.