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Sul Reddito di cittadinanza destra ancora all’attacco, ma i numeri la smentiscono

Le destre tornano all'attacco del Reddito di cittadinanza, ma i numeri sulla povertà, sulle frodi e sui lavoratori le smentiscono.

Sul Reddito di cittadinanza destra ancora all’attacco, ma i numeri la smentiscono

Contestualmente ai violenti attacchi sulla commissione Covid, la destra mediatica ha trovato un altro vecchio bersaglio da rispolverare: il Reddito di cittadinanza. Proprio così. Fa quasi sorridere che se ne torni a parlare con la stessa ossessione di sempre, quando tale misura è stata cancellata ormai tre anni fa dal governo Meloni e sostituita da strumenti molto più restrittivi (l’Assegno di inclusione e il Supporto formazione lavoro) che hanno ridotto drasticamente tanto le risorse quanto il numero dei beneficiari: così l’Italia ha raggiunto il record storico di poveri assoluti, 5,7 milioni di persone secondo l’Istat.

La miccia è stata la manifestazione di oggi a Napoli, dove Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni rilanceranno – fra le altre cose – il tema del contrasto alla povertà, visto che sono nel Sud Italia le zone più a rischio povertà di tutta l’Unione europea. “Il Giornale”, diretto da Tommaso Cerno – lo stesso che appena quattro anni fa, da senatore del Pd, denunciava l’“inciviltà dei salari” e non l’inutilità del Reddito – è tornato all’assalto. Ieri il suo vice, Nicola Porro, ha definito il sussidio “un fentanyl di massa che inibisce il lavoro”: un’immagine che aggiorna il vecchio slogan meloniano del “metadone di Stato” ma che conserva la stessa distanza dai fatti. Elenchiamone alcuni. Due percettori di Reddito su tre non erano “occupabili” (minori, anziani o persone con disabilità); tra gli altri, prevalevano persone con bassissima scolarizzazione (71%) e circa 200mila erano lavoratori poveri che usavano l’assegno per integrare stipendi insufficienti.

I giovani che lo ricevevano in modo autonomo rappresentavano appena l’1,5% del totale e molti di loro lavoravano già con contratti stabili o di apprendistato. Anche le altre leggende, nel tempo, sono state smentite dai numeri. Il RdC non era un vitalizio: metà dei beneficiari, infatti, è uscita dalla misura. Non ha fatto sparire gli stagionali, che anzi sono aumentati rispetto agli anni precedenti. Le frodi hanno rappresentato appena il 2% del totale delle somme erogate e persino la fola secondo cui questo avrebbe alimentato il lavoro nero è stata sconfessata dai numeri dell’Istat. Quanto al fallimento delle politiche attive, come noto il vero collo di bottiglia lo hanno creato le Regioni, che a distanza di cinque anni non hanno ancora completato le assunzioni previste nei centri per l’impiego, da loro gestiti. Si può discutere di tutto, anche del Reddito di cittadinanza. A patto, però, che non si spacci per “battaglia liberale” una guerra classista contro chi è povero e non ce la fa.