Sulla nave della carneficina il comandante fumava hashish e beveva. La Procura di Catania non si pronuncia ancora sul numero delle vittime ma i testimoni parlano di 850 scomparsi

Sono raccapriccianti i dettagli che iniziano ad emergere dai superstiti della più grande tragedia di immigrati nel Mediterraneo. Il comandate dello scafo che è affondato sarebbe stato ubriaco e sotto l’effetto di droghe. L’uomo – un tunisino – è stato riconosciuto insieme al suo assistente siriano e ora entrambi si trovano nel carcere di piazza Lanza a Catania. Inutile il loro tentativo di nascondersi tra gli altri passeggeri della nave della morte. Ancora da stabilire con certezza quanti siano stati i morti. I 28 sopravvissuti parlando di centinaia di vittime ma per la Procura etnea guidata da Giovanni Salvi non è “stato ancora possibile accertarne il numero”. La stima resta quindi quella di 850 migranti. Ma come è potuta avvenire una tale ecatombe? Secondo le ultime ricostruzioni il naufragio sarebbe avvenuto sia per lo spostamento in massa dei migranti a bordo della barca, sia per una collisione con il mercantile King Jacob che li stava soccorrendo: un incidente che potrebbe essere avvenuto per una manovra azzardata proprio dello scafista, forse proprio per la mancanza di lucidità.

Sulla nave della carneficina il comandante fumava hashish e beveva. La Procura di Catania non si pronuncia ancora sul numero delle vittime ma i testimoni parlano di 850 scomparsi

UBRIACO
“Il comandante beveva vino, era ubriaco e fumava hashish mentre era al timone, poco prima che il barcone si scontrasse con la nave porta container portoghese”, dice uno dei testimoniattualmente ricoverato e sorvegliato a vista all’ospedale Cannizzaro di Catania. Per i due, portati ieri sera nel carcere di piazza Lanza dopo l’arrivo nella città etnea assieme agli altri sopravvissuti, le accuse sono pesantissime: omicidio colposo plurimo, naufragio e favoreggiamento della immigrazione clandestina. La versione della collisione con la nave dei soccorsi è stata confermata anche dalla portavoce italiana dell’Unhcr, Carlotta Sami. “Le due navi – ha detto – si sono avvicinate, si sono alzate delle onde e la barca ha perso stabilità prima della possibile collisione con il mercantile”. L’effetto sarebbe stato devastante e i superstiti hanno parlato di una situazione precipitata in pochi attimi. Il barcone con il suo carico di uomini e donne stipato sotto coperta si sarebbe inabbissato in cinque minuti. Troppo poco tempo per permettere ai disperati di risalire e provare a mettersi in salvo.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 20:11
Seguici su Facebook, Instagram e Telegram