I migliori salgono in cattedra. Ma sulla scuola regna il caos. Nonostante i vaccini incombe di nuovo l’incubo Dad. Sileri: “Difficile ripartire in presenza a settembre”

scuola sileri
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Sulla scuola il presidente del Consiglio Mario Draghi fissa l’obiettivo: a settembre tutti in aula. Peccato che alle belle parole dette in conferenza stampa (“tutto ciò che serve per garantire questo risultato sarà fatto”) ancora non siano seguiti i fatti e nel decreto Covid licenziato giovedì dal Cdm siano rimaste fuori tre aree cruciali: la scuola appunto, i trasporti – strettamente collegati al rientro in presenza – e il lavoro con la questione dell’utilizzo del Greeen pass anche per l’accesso ai luoghi di lavoro e quella di far tornare in ufficio i dipendenti della pubblica amministrazione, di cui si sta occupando il ministro Brunetta.

“Sono questioni complesse che verranno affrontate molto rapidamente, credo la settimana prossima ma richiedono altre misure e provvedimenti specifici”, ha messo le mani avanti Draghi, e a ricordare quanto la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni ci ha pensato ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (nella foto): “È difficile ricominciare in presenza a settembre, sarà un processo graduale – ha affermato nel corso della trasmissione radiofonica The Breakfast Club su Radio Capital – il Green pass per docenti non credo che si farà, per ora andiamo avanti con la vaccinazione. È una grande sfida, bisogna capire quanti italiani saranno vaccinati per quel periodo”.

L’esponente pentastellato ha poi sottolineato come i contagi comunque “Non avvengono a scuola, ma sui mezzi pubblici, quando si accompagnano i bambini a scuola”. Il nodo trasporti non è certo una novità: è un film già visto l’estate scorsa, quando la titolare del ministero competete era la dem Paola De Micheli e il premier Giuseppe Conte, con la differenza però che i vaccini erano lontani da venire. E in ogni caso si è avuto un anno per trovare una soluzione che non sembra al momento essere stata trovata.

“Stiamo lavorando”, è il mantra recitato da tutti i ministri dell’esecutivo Draghi: da quello delle Infrastrutture Enrico Giovannini (“Il governo sta lavorando da alcuni mesi alla riapertura dell’anno scolastico e delle attività economiche dopo la pausa estiva. I provvedimenti sono in fase di preparazione e nei prossimi giorni avremo interazioni anche con la conferenza Stato-Regioni”) a quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi (“tutto il governo sta lavorando per riaprire a settembre in presenza”). Nulla di diverso dunque dall’agosto 2020: anche allora il governo “stava lavorando” ma nulla era definito.

Intanto, il Commissario per l’emergenza Figliuolo, in una nuova lettera inviata alle Regioni, ha invitato a “Porre in essere le azioni necessarie a dare priorità alle somministrazioni nei confronti degli studenti di età uguale o superiore ai 12 anni”, ribadendo la necessità di perseguire “la massima copertura vaccinale del personale scolastico attraverso un coinvolgimento attivo” e chiedendo di avere entro il 20 agosto una generica “quantificazione” delle mancate adesioni a fini statistici, nel rispetto della privacy e delle scelte personali.

L’obiettivo è avere entro la prima decade di settembre il 60% dei ragazzi vaccinati per poter tornare in presenza o con pochissime limitazioni”. Si punta, inoltre, a“superare l’85% odierno di personale scolastico vaccinato ma sull’ipotesi di rendere obbligatoria la somministrazione del siero ai professori, si dice però contraria la ministra per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone: “Credo sia più importante spingere le persone a vaccinarsi con delle campagne forti, con iniziative di sensibilizzazione forte. L’obbligatorietà non credo sia la soluzione risolutiva”, ha spiegato. L’avvio dell’anno scolastico resta al momento, quindi, una sfida irrisolta per il governo.