Sullo svuota carceri bagarre alla Camera

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di Sergio Castelli

Già da un pezzo i più impegnati a Montecitorio sono i questori della Camera addetti a vigilare, tra le altre cose, sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza. Anche la discussione sul decreto ribattezzato “svuota carceri” ha scatenato bagarre e proteste clamorose. A conquistare il singolare primato negativo della protesta più colorita questa volta non ci sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle, ma il deputato Gianluca Buonanno della Lega Nord, prima espulso e poi riammesso. Intanto il voto finale al decreto Carceri è previsto stamattina alle 12. Se dovesse superare l’esame di Montecitorio il provvedimento passerà all’esame di Palazzo Madama. Per provare a placare la bagarre è intervenuto da Strasburgo anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mettendo in guardia sulla necessità di un provvedimento finalizzato anche a evitare le pesante sanzioni che verrebbero imposte all’Italia.

Le misure
L’utilizzo dei braccialetti elettronici, per tutte quelle situazioni ritenute necessarie dai giudici, rappresenta una della maggiori novità del decreto. Verrà, inoltre, ampliata l’applicazione dell’affidamento in prova. Ulteriori sconti di pena saranno calcolati sul buon comportamento dei carcerati e che vedono comunque esclusi i condannati per mafia e altri delitti gravi. Anche il piccolo spaccio sarà interessato da cambiamento diventando reato autonomo; ma anche maggiore facilità per l’espulsione dei detenuti stranieri come alternativa alla carcerazione e l’istituzione del garante dei detenuti che dovrà vigilare sul rispetto dei diritti umani e dei Cie.

Buonanno espulso
Dopo le manette in Aula agitate martedì il deputato leghista Buonanno, ieri, si è guadagnato il cartellino rosso tornando a criticare il provvedimento che, a suo dire, rappresenterebbe “l’ennesimo favore alla mafia”. L’esponente del Carroccio ha poi rifilato un attacco diretto al Partito democratico accusandolo di essere “complice della mafia”. Il presidente di turno Luigi Di Maio lo ha prima richiamato per ben tre volte e dinanzi al protrarsi delle colorite proteste ha deciso di espellere il deputato dall’Aula. Nel pomeriggio, poi, il presidente della Camera Laura Boldrini lo ha fatto rientrare: “Si è impegnato a non adottare ulteriori comportamenti volti a turbare la discussione e l’ordine della seduta”. Sulle barricate anche il Movimento 5 Stelle che ha presentato ben oltre i 100 ordini del giorno, intasando la Camera di interventi e rallentando così l’iter del decreto (che già nella serata di martedì ha incassato la prima fiducia). “Il dibattito parlamentare, sia in Aula che in Commissione Giustizia, è stato decapitato”, hanno denunciato i rappresentanti grillini nel corso di una conferenza stampa, “con tanto di bavaglio alle opposizioni”. E a rincarare la dose c’ha pensato il capogruppo M5S a Montecitorio Federico D’Inca: “Il dl carceri servirà a ben poco: è un indulto mascherato che concede sconti di pena anche a condannati per mafia, per omicidio e per stupro”.

Emergenza vera
Mentre in Parlamento se ne continua a discutere senza trovare un accordo comune quello dei carceri stracolmi di detenuti resta un nodo da risolvere. Pure in fretta. L’Europa ce lo dice da tempo. E nella giornata di ieri anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a spingere sull’acceleratore: “Siamo con le spalle al muro. Dobbiamo metterci in regola, soprattutto con la nostra coscienza”, ha sottolineato il Capo dello Stato”, “dopo la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo contro il nostro Paese”. In attesa del provvedimento la protesta sale anche tra chi ogni giorno è costretto a fare i conti direttamente con i carceri colmi oltre ogni limite. In molte regioni italiane i sindacati penitenziari hanno alzato il tiro della protesta e a Taranto Sappe, Sinappe, Osapp, Cnpp e le federazioni di Cgil, Cisl e Uil che hanno indetto lo stato di agitazione degli agenti. Sulla conversione del decreto è intervenuta anche l’Unione delle Camere Penali italiane che con una nota ha espresso tutto il rammarico “per l’ennesimo appuntamento mancato dalla politica con il coraggio. Perché il decreto andava modificato, sì, ma in meglio”, hanno sottolineato i penalisti, “allargando l’area dei benefici e delle misure che possono sfoltire la popolazione detenuta. Dove invece occorreva abbassare le pene per la detenzione è arrivata l’esclusione dal beneficio”.