“Sull’occupazione dati preoccupanti, siamo in stagflazione”. Parla il capodelegazione del M5S al Parlamento Ue, Tridico

“Sull’occupazione dati preoccupanti, siamo in stagflazione”. Parla il capodelegazione del M5S al Parlamento Ue, Tridico

“Sull’occupazione dati preoccupanti, siamo in stagflazione”. Parla il capodelegazione del M5S al Parlamento Ue, Tridico

A febbraio l’occupazione ha segnato il passo. Gli occupati sono diminuiti di 29.000 unità rispetto a gennaio. Il calo ha riguardato sia i dipendenti permanenti sia quelli a termine. Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S al Parlamento europeo, che succede?
“Questo dato si aggiunge al fatto che nel 2025 i decantati dati sulla riduzione della disoccupazione erano sostanzialmente viziati dall’aumento dei cosiddetti inattivi: 322.000 persone inattive in più. Si tratta sostanzialmente di persone scoraggiate, che non si fanno convincere da salari bassi o da salari da fame e non cercano lavoro. Perché è importante questo discorso sugli inattivi? Perché il tasso di disoccupazione è il rapporto tra le persone in cerca di lavoro e la forza lavoro; se aumentano gli inattivi, significa che le persone non cercano lavoro. In un rapporto in cui le persone in cerca di lavoro diminuiscono al numeratore, il tasso di disoccupazione necessariamente diminuisce, ma è solo un effetto statistico. Al di là di questo effetto, cosa sta succedendo? Come ha detto il Premio Nobel Stiglitz qualche giorno fa, siamo davanti a una stagflazione”.

Ci spieghi meglio.
“Il combinato disposto fra aumento dei prezzi, aumento della disoccupazione e una stagnazione del Pil fermo allo 0,4 nel 2026 – come certificato dall’Ocse – ci riporta agli anni bui seguiti alla crisi del petrolio del 1973. Se non si prendono provvedimenti seri, avremo impatti molto negativi sulla nostra economia, che in realtà si stanno già verificando. Siamo già in ritardo e dovremmo cercare di arginarli”.

L’occupazione cresce praticamente solo per gli over 50.
“Per definizione, un giovane quando trova impiego occupa un posto di lavoro nuovo o comunque lasciato libero da un anziano. Qui, invece, avviene esattamente il contrario perché abbiamo ristretto le uscite pensionistiche con le varie riforme degli ultimi anni. Queste riforme avrebbero dovuto, come è noto a tutti, abolire la legge Fornero, ma in realtà l’abbiamo peggiorata, restringendo le uscite. Quell’aumento dell’occupazione over 50 è semplicemente un effetto di tali restrizioni che impediscono il turnover, trattenendo le persone anziane sul mercato del lavoro. L’aumento dell’occupazione vera si dovrebbe registrare nelle fasce giovanili, che portano nuovi posti di lavoro, e lì invece registriamo un calo. Questo descrive bene un mercato che è stato tanto osannato per aver raggiunto il 62% di occupazione, ma che in realtà è viziato da precariato, bassi salari e un’occupazione che rimane in età più tarda per effetto delle restrizioni all’uscita”.

Si registra poi un forte aumento dei lavoratori autonomi. Come si gisutifica?
“Secondo me c’è un aumento di lavoro povero che si riversa sulla creazione di piccoli esercizi, commercio, bar e ristoranti che, per carità, possono essere nuove teste che lavorano, ma a bassa produttività. Il nostro Paese dovrebbe vedere aumentare i tassi di occupazione nell’industria, perché sono forieri di alti salari, produttività e tecnologia; invece, proprio nell’industria registriamo una riduzione da poco più di tre anni consecutivi. Da una parte vengono meno i lavori buoni ad alta produttività, dall’altra l’aumento degli autonomi rappresenta un’altra costola del precariato. Molto spesso quei lavori nel commercio o le partite Iva sono fonti di lavoro povero; è un declino che si accompagna a questo processo di stagflazione”.

Il governo è a caccia di risorse per prorogare il taglio delle accise che scade il 7 aprile ma per le armi i soldi li trova sempre.
“Innanzitutto, dovrebbero mettere risorse vere su politiche che vengono dal passato, come Industria 4.0 (oggi diventata Transizione 5.0), a cui mancano circa 700 milioni di euro per garantire il 100% degli aiuti. Quelli sono incentivi per politiche industriali e per i posti di lavoro buoni di cui parlavamo prima. Invece, abbiamo visto come si faccia fatica a trovare risorse per contenere l’incremento del prezzo dei carburanti, mentre si trovano con molta facilità risorse per le armi. Ricordiamo che ogni anno stiamo mettendo 13 miliardi di euro in più per i piani di riarmo dell’Ue e della Nato. Meloni dovrebbe fare una cosa molto semplice: abbandonare queste velleità di riarmo, sostenere l’economia e dimenticarsi di riforme di governance che gli italiani non vogliono – come la riforma della Costituzione sulla giustizia o la legge elettorale – per interessarsi delle cose serie, a partire da una legge sugli extraprofitti delle aziende petrolifere. Mentre parliamo, i prezzi del diesel arrivano a 2,10 o 2,20 euro e tra pochi giorni scadrà il decreto che ha ridotto le accise. Avremo un’ondata di incrementi che, se non fronteggiata, porterà ulteriore impoverimento. Una tassa sugli extraprofitti sarebbe un modo per finanziare la riduzione dei prezzi per le famiglie e per le imprese che stanno soffrendo”.