Super Mario riarma il bazooka. La Bce fa la voce grossa: interventi senza limiti

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Magari non sarà paragonabile all’ormai famoso “whatever it takes”, in pratica quel “qualsiasi cosa serva”, pur di salvare l’euro, pronunciato da Mario Draghi nel 2012 nel pieno della crisi degli spread. Ma quello pronunciato ieri dal presidente della Bce (Banca centrale europea) è senza dubbio un discorso che evoca per l’ennesima volta il “bazooka” di Francoforte. O se si vuole, in termini più morbidi, è il rilancio delle potenzialità della politica monetaria gestita da Francoforte. Un richiamo tanto più significativo se contestualizzato nel momento di crisi delle Borse, soprattutto italiana e soprattutto in riferimento al settore bancario. Draghi ha parlato ieri alla fine del prima riunione annuale del vertice dalla Bce.

IL DISCORSO
Il momento è travagliato anche a causa di un’inflazione che non accenna a risalire. Per questi motivi, secondo Draghi, è “necessario” per la Bce “riesaminare e riconsiderare la propria politica monetaria al prossimo vertice con le nuove proiezioni macroeconomiche, che copriranno anche il 2018”. E nel dare un assaggio delle opzioni di fronte a Francoforte, Draghi non ha usato giri di parole: “Non ci sono limiti a quanto possiamo”. Più nel dettaglio il presidente della Bce ha spiegato che “la Bce è pronta ad agire e a mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione entro il suo mandato per raggiungere l’obiettivo di un tasso d’inflazione vicino al 2%”. E ancora: “È chiaro che stiamo adattando i nostri strumenti alle condizioni che cambiano, stiamo facendo tutto quello che è necessario per il nostro mandato: non ci arrendiamo”. Le Borse hanno subito reagito a queste parole con un rimbalzo: Milano ha chiuso a +4,20%, Londra a+1,77%, Francoforte a +1,94% e Parigi a +1,97%. Da un punto di vista delle decisioni tecniche, la Bce ha lasciato invariato il tasso di interesse chiave al minimo storico dello 0,05%, tenendo fermi anche il tasso sui depositi a -0,30%, e quello marginale, allo 0,30%. La decisione del consiglio dei governatori era ampiamente attesa dai mercati. Draghi ha riconosciuto che “i rischi sono nuovamente aumentati”, citando il rallentamento della crescita, le tensioni geopolitiche e quelle sui mercati. Il presidente dell’Eurotower poi ha avuto modo di tornare su uno dei fatti che, secondo molti osservatori, avrebbero innsecato nei giorni scorsi il crollo dei titoli bancari italiani in Borsa.

IL NODO
Si tratta del questionario che, nelle scorse settimane, la banca centrale aveva inviato agli istituti italiani per avere gli ultimi aggiornamenti in tema di crediti deteriorati, cioè quei crediti di fatto non più esigibili dalle banche. Sul punto, secondo Draghi, c’è stata una “percezione significativamente confusa” delle comunicazioni della Bce sulle sofferenze alle banche italiane. La lettera con le richieste relative ai crediti deteriorati “è stata fatta non solo alle banche italiane ma a un certo numero di banche dell’eurozona”, ha spiegato Draghi. “La Bce”, ha aggiunto, “vuole solo sapere come gestiscono i non performing loans”. Ma la partita, per l’Italia, è trategica. Con il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che sta ancora trattando con Bruxelles la famosa bad bank in cui far confluire le sofferenze alleggerendo i bilanci bancari.

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