Super stipendi ai parlamentari. Il Pd si rimangia la sua legge. Zanda batte in ritirata e sbugiarda Zingaretti. M5S: è la prova che era solo una norma vergogna

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Il tesoriere del Pd, Luigi Zanda, ha fatto marcia indietro e ha deciso di ritirare la sua proposta di legge per equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli degli eletti a Bruxelles. Dallo scorso 27 febbraio, quando la norma scritta Zanda è stata presentata al Senato, sul Partito democratico si è abbattuto un vero e proprio uragano di critiche, con il Movimento 5 Stelle in testa.

Infatti, quella proposta che a un primo sembrava una legge scritta per abbassare gli stipendi dei parlamentari, che sarebbero passati, per i senatori, da 11.134 euro al mese a 10.499 (come la paga degli eletti a Bruxelles) nascondeva in realtà un incremento dei trasferimenti dalle casse pubbliche in favore dei politici. Il meccanismo messo a punto da Zanda era tanto semplice, quanto machiavellico, poiché è corretto dire che riduceva lo stipendio vero e proprio, ma alzava molte altre voci della busta paga degli eletti. A cominciare dalla diaria, che sarebbe passata dagli attuali 3.500 euro ai 4.800 euro.

Ma il vantaggio più rilevante, prodotto dalla proposta del tesoriere del Pd, per i deputati e i senatori, sarebbe arrivato dall’innalzamento delle voci non soggette a tassazione, come la diaria e i rimborsi spese, per di più, senza l’attuale obbligo di rendicontazione che vige alla Camera e al Senato. Tutto questo avrebbe fatto la gioia dei parlamentari italiani.

Ma il Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio in prima fila, ha svelato il trucco. Così il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, nei giorni scorsi è corso ai ripari dicendo “non c’è nessuna proposta del Pd per l’aumento degli stipendi dei parlamentari”, ma le critiche nei confronti del suo partito non si sono arrestate.

E  ieri, lo stesso tesoriere del Pd ha annunciato “lo ritirerò oggi, pur considerandolo un’ottima soluzione perché non voglio che il Pd debba subire due volte al giorno le manipolazioni politiche di Di Maio e dei suoi”. Poi Zanda ha proseguito dicendo “ho dato mandato ai miei legali di citare in giudizio Di Maio perché risponda in sede civile ai danni che mi ha recato distorcendo il significato del mio disegno di legge”.

La risposta dei 5 Stelle, per bocca del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, non si è fatta attendere: “La volontà del senatore Zanda di ritirare la proposta di legge sugli stipendi dei parlamentari è la conferma che le critiche erano giuste e fondate”. Mentre dal blog dei 5S hanno fatto notare come “Zingaretti è stato sbugiardato dal suo stesso tesoriere”.

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