Superbonus alle imprese energivore. Altra fregatura dal Governo. Troppe richieste e le banche chiudono i rubinetti

Bonus imprese energivore
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Un Superbonus esteso anche alle imprese energivore. Ma senza la possibilità di avere un’effettiva fruizione, a causa dell’impossibilità di accedere all’acquisizione dei crediti di imposta. Semplicemente perché le banche hanno chiuso i rubinetti, sommerse da un numero eccessivo di richieste. Un paradosso: la misura funziona troppo, che rischia di esplodere.

Superbonus imprese energivore, troppe richieste e le banche chiudono i rubinetti

Così il governo dei Migliori incespica ancora una volta sul Superbonus che non è mai stato molto gradito al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e ancora di più al suo principale sodale, il capo del Mef, Daniele Franco. Certo, in questo caso hanno riveduto la loro posizione, puntando su questo incentivo messo a disposizione delle aziende energivore. Ma, senza l’ampliamento della platea dei potenziali acquirenti del credito, l’iniziativa si avvia verso una débacle annunciata.

“In questo contesto economico molte imprese edili rischiano di fallire, non perché manchi il lavoro o perché i prezzi energetici siano alti. Ma solo perché hanno fatto ricorso al Superbonus. Far fallire il comparto è una follia”, dice a La Notizia Riccardo Fraccaro, deputato del Movimento 5 Stelle e grande sponsor del Superbonus. “In pratica le imprese – aggiunge l’ex sottosegretario alla Presidenza – hanno creduto nello Stato ma lo Stato si gira dall’altra parte”. Il motivo? “Le misure del governo hanno ristretto la capienza del sistema, limitando le cessioni del credito”.

Le buone intenzioni, sulla carta, ora non mancano. L’estensione del Superbonus è stata inserita nel decreto Energia appena entrato in vigore con lo scopo di alleviare il peso degli aumenti di gas e petrolio. Ancora una volta, però, l’esecutivo guidato da Draghi si è dimostrato lontano dalla realtà, quella formata dalle imprese che devono confrontarsi con gli istituti di credito.

In un articolo, il numero 9, del decreto è infatti prevista la “cedibilità dei crediti di imposta riconosciuti alle imprese energivore e alle imprese a forte consumo di gas naturale”. Il beneficio, secondo quanto riportato dal provvedimento è utilizzabile “entro la data del 31 dicembre 2022 e sono cedibili solo per intero, dalle medesime imprese ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari”.

E qui c’è l’intoppo, che manda in soffitta l’idea di creare uno stimolo alla transizione ecologica per le aziende ancora molto legate, per loro natura, alle fonti fossili. Secondo quanto risulta a La Notizia, più di qualche istituto di credito ha sospeso l’acquisto dei crediti per tutto il 2022. Proprio l’anno che riguarda la norma introdotta dal recente provvedimento. La conseguenza è la sostanziale neutralizzazione del Superbonus per le imprese energivore, senza poi dimenticare quelle edili che sono esposte, accettando la sfida del Superbonus.

Cosa si fa allora? “Se le banche sono intasate e stanno esaurendo il plafond per l’acquisto dei crediti, non si può pensare di estendere la misura alle imprese energivore”, incalza Fraccaro, che quindi rilancia: “Per non prendere in giro queste aziende, bisogna ampliare il numero di soggetti che possono procedere alle acquisizioni, a partire dal coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti”.