Superfondazione per i partiti. Ecco l’ultimo carrozzone

di Stefano Sansonetti
Politica

di Stefano Sansonetti

Non c’è niente da fare, sono capaci di inventarsene di tutti i colori. Quando si tratta di arraffare risorse statali la fantasia dei parlamentari nostrani non conosce limiti, nemmeno in un periodo di forte contestazione del sistema di finanziamento pubblico dei partiti. L’ultima invenzione in ordine di tempo è stata depositata qualche tempo fa alla camera sotto forma di proposta di legge con il sostegno di una quindicina di deputati di ogni estrazione politica, dal Pd al Pdl, passando per Sel e Scelta Civica. L’obiettivo è quello di costituire un “Istituto per la storia politica della Repubblica italiana”, con lo scopo di “salvaguardare e valorizzare i documenti storici dei partiti politici”. Per il suo lancio si prevede un finanziamento di 4,5 milioni di euro nei primi tre anni. Ai quali si aggiungono 500 mila euro di dotazione iniziale più altri e indefiniti “contributi dello stato e di enti pubblici”. E chi andrà a gestire queste risorse?

Il giochetto
Qui viene il bello, perché saranno i membri dell’Istituto, ovvero tutte le principali fondazioni politiche italiane. Le stesse che già oggi, almeno sulla carta, dovrebbero proprio occuparsi della conservazione del patrimonio archivistico dei partiti. Nell’elenco inserito nella proposta di legge vengono indicati l’Istituto Luigi Sturzo, la Fondazione istituto Gramsci, la Fondazione Filippo Turati, la Fondazione Luigi Einaudi, la Fondazione Ugo La Malfa e la Fondazione Ugo Spirito. Inutile dire che ciascuno di questi enti è infarcito di politici ed ex politici e già riceve ampi finanziamenti dallo stato, sia sotto forma di erogazione da parte dei ministeri dei beni culturali e dell’istruzione, sia sotto forma di 5 per mille Irpef. Insomma l’ “Istituto per la storia politica della repubblica italiana” dovrebbe nascere non per razionalizzare o gestire le risorse attribuite a tutte le varie fondazioni, ma per coordinare queste stesse fondazioni che di fatto ne sono “azioniste”. Non c’è che dire, una pensata davvero geniale.

L’iniziativa
I firmatari di questa proposta di legge capolavoro sono 14: Flavia Piccoli Nardelli (Pd), Giancarlo Galan (Pdl), Maria Coscia (Pd), Alfredo Bazoli (Pd), Nicola Fratoianni (Sel), Ferdinando Adornato (Scelta Civica), Ilaria Capua (Scelta Civica), Matteo Orfini (Pd), Elena Centemero (Pdl), Federico Gelli (Pd), Ernesto Preziosi (Pd), Silvia Fregolent (Pd), Bruno Tabacci (Centro democratico) e Milena Santerini (Scelta Civica). Come si vede è rappresentato quasi tutto l’arco parlamentare, con l’eccezione di Lega e Movimento 5 Stelle. La proposta di legge è caratterizzata da 8 articoli, uno dei quali stabilisce che tra presidente, consiglio direttivo, giunta esecutiva a collegio dei revisori i componenti dell’Istituto possono arrivare a 24. Ma è l’articolo 1 a chiarire che i suoi membri sono rappresentati dalle suddette fondazioni “politiche” che pullulano di profili “politici”. Si pensi alla Fondazione Istituto Gramsci, nel cui consiglio di amministrazione siedono Piero Fassino e Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds molto esperto di fondazioni. Si pensi, ancora, all’Istituto Sturzo, presieduto dall’ex deputato Dc ed ex presidente della Bpm Roberto Mazzotta. O si prenda in considerazione il caso della Fondazione Luigi Einaudi, tra i cui soci spuntano gruppi come Generali, Fiat, Mediobanca e Unicredit. Con tali e tanti soci, che bisogno ha la Fondazione Einaudi di animare un Istituto nuova di zecca finanziato dai contribuenti? Senza contare che molte delle fondazioni coinvolte ricevono già ampi finanziamenti pubblici. Nel 2012, tanto per fare un esempio, due decreti del ministero dei beni culturali e dell’istruzione hanno elargito in tutto 10 milioni di euro. In quel caso l’Istituto Gramsci aveva già avuto 210 mila euro e l’Istituto Sturzo 215 mila. Linfa statale alla quale adesso potrebbero aggiungersi altri milioni di euro pubblici. Ce n’è davvero bisogno?

@ssansonetti