Svolta Capitale. Idi di marzo per Guido. Trombato Bertolaso, il Cav punta tutte le fiches sulla Meloni

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L’ultima parola (ma sarà davvero l’ultima?) tocca al comitato di presidenza di Forza Italia, convocato per questa mattina. Ma il dado sembra tratto: Silvio Berlusconi avrebbe deciso di appoggiare la candidatura di Giorgia Meloni, mollando così Guido Bertolaso, al quale appena confermato il suo “incondizionato sostegno”. Niente di nuovo sotto il sole della politica dunque. Come è sempre accaduto quando una vera uscita di sicurezza non c’è, e stavolta erano davvero tutte sbarrate, il Cavaliere manda in scena la commedia dell’ufficio di presidenza del partito, organo delegato alle figuracce epocali. Perché quando la colpa è di tutti, alla fine non è mai di nessuno. Dunque non è di Berlusconi. Rito antico e un po’ logoro, quello della colpa collettiva,  ma l’unico rimasto sul tavolo di una commedia degli errori, iniziata male e finita peggio. Perché comunque vada a finire questa storia della amministrative di Roma, dato che Milano e Napoli rappresentano casi separati e non alternativi fra loro, tantomeno comparabili, Forza Italia ne esce lacerata e sfibrata, mentre l’immagine dell’ex presidente del Consiglio subisce un duro colpo. Il decisionismo di un tempo, il tocco magico di una volta, la capacità di unire ciò che sembra ineluttabilmente separato, appaiono come una foto ingiallita, dai contorni seppiati.

CARO FRANCESCO, TI CHIAMO – E non serve a molto far sapere che sarebbe stato il  “pressing dei big azzurri” a far capitolare il Cavaliere, che ha sempre amato Guido Bertolaso (come candidato, ovviamente), dato che che l’ex premier scioglierà ufficialmente la riserva solo questa mattina. L’idea di passare attraverso l’organismo decisionale del partito appare come un modo per evitare che il suo venga letto non come un passo indietro, ma piuttosto come una scelta corale degli azzurri, con il peso determinante del cosiddetto cerchio magico. Certe volte sul viale del tramonto conviene essere da soli che in pessima compagnia. Sarà pure un caso, ma nel pomeriggio Berlusconi ha avuto una serie di telefonate, tra queste anche un colloquio con Francesco Storace il quale, a quanto è dato sapere, avrebbe spiegato che potrebbe ritirare la sua candidatura se si concretizzasse effettivamente un disegno unitario di tutto il centrodestra. A quel punto le chance di Giorgia Meloni di avvicinare la candidata grillina Virginia Raggi  al ballottaggio iniziano a farsi più concrete, mentre la corsa in solitaria di Alfio Marchini, sostenuto dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e dal gruppo politico che si riconosce in Andrea Augello e Gaetano Quagliarello, rischia di spiaggiarsi sugli scogli della concretezza, quale è la realtà, che non fa sconti ai venditori di sogni. E di progetti futuri, ma dallo scarso peso nel presente.

IL QUADRO – A meno che non ci sia un cambio di rotta.  “Non sono un esegeta del pensiero di Berlusconi”, afferma Marchini, “sono concentrato sulla città e si vede anche dai risultati dei sondaggi che sono in crescita per quanto ci riguarda. Io non sottovaluterei il fatto che sia Bertolaso autonomamente a decidere il suo futuro. E’ un uomo che ha una sua personalità e, lui può decidere da solo. Gli si manca di rispetto trattandolo come un pupazzo e sarà lui a decidere che cosa fare”. E si perché l’ex capo della Protezione civile potrebbe anche decidere di restare in campo, ma sposando la causa di Marchini. Anche solo per vedere l’effetto che fa. E per Berlusconi sarebbe un altro duro colpo, sempre che nell’ombra di Palazzo  Grazioli non avalli questa scelta.