Svolta nell’inchiesta sui soldi spariti della Lega. I commercialisti del Carroccio arrestati per peculato. Continua la caccia ai 49 milioni

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Sembra sempre più difficile far finta di niente in merito all’inchiesta sulla compravendita da parte della fondazione Lombardia film commission che, ormai da settimane, tormenta la Lega. Come un fulmine a ciel sereno, infatti, sono finiti agli arresti domiciliari i tre commercialisti vicini al Carroccio e indagati nell’ambito dell’acquisto del capannone di Cormano, nel milanese, da parte della fondazione no profit di proprietà della Regione Lombardia e del comune.

Il provvedimento riguarda Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, tutti accusati a vario titolo dei reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Si tratta di nomi noti che sono spuntati più volte nei diversi rivoli delle inchieste con cui i pubblici ministeri di Genova stanno dando la caccia ai 49 milioni di euro di fondi pubblici destinati al Carroccio e oggetto di una truffa ai danni dello Stato.

Un’inchiesta, questa, che non sembra affatto preoccupare la Lega che, dopo la notizia dell’arresto dei tre professionisti, si è affrettata a spiegare: “Siamo assolutamente tranquilli, finirà in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi che non c’erano in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo”. Eppure l’indagine della Procura di Milano sulla compravendita dell’immobile di Cormano, la quale si muove in parallelo a quella genovese sui fondi della Lega spariti nel nulla, sta creando non pochi grattacapi e imbarazzi.

Questo soprattutto perché il capannone nel 2017 è stato ceduto per 400 mila euro all’Immobiliare Andromeda srl che a sua volta, dopo nemmeno un anno, la ha rivenduta per 800mila euro alla fondazione che si occupa della promozione e dello sviluppo di progetti cinematografici in tutta la Lombardia. Un acquisto che, secondo quanto sospettano i magistrati, sarebbe avvenuto sulla base di un bando cucito su misura della struttura in questione. Registi dell’operazione sono stati proprio i commercialisti indagati, in particolare Di Rubba che tra l’aprile del 2015 e il giugno del 2018 ha rivestito il ruolo di presidente della fondazione grazie alla nomina dell’allora presidente della Lombardia, Roberto Maroni.