Taglio ai fondi dei partiti: l’urgenza è solo sulla carta

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di Fabrizio Gentile

Al via in commissione Affari costituzionali del Senato l’esame del ddl di riforma del finanziamento dei partiti, ma si aspetta il testo varato venerdì scorso dal governo. Dopo la relazione del senatore Alessandro Maran, vicepresidente vicario di Scelta civica, sul testo licenziato dalla Camera la commissione Affari costituzionali si è aggiornata in attesa del dl dell’Esecutivo. La commissione dovrà quindi riunirsi entro cinque giorni, dall’assegnazione, per votare i presupposti di necessità e urgenza del dl. In commissione Affari Costituzionali ci sono 9 disegni di legge, incluso il testo Camera.

L’attacco
Per Di Pietro siamo di fronte all’ennesima truffa all’italiana. ‘’Il decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, così come è stato formulato – dice il leader dell’Idv – è un’ingegnerizzazione della tangente e crea i presupposti per una nuova Tangentopoli. Infatti – aggiunge – ciò che si intende per trasparenza non è un elemento di chiarezza, ma diventa un fattore di occultamento del reato. Io sono molto critico nel merito e nel metodo. Innanzitutto perché c’è una doppia dichiarazione ambigua da parte del presidente del Consiglio, Enrico Letta. In primo luogo, mi riferisco all’affermazione in cui dice che è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. In realtà – spiega Di Pietro – lo hanno reintrodotto perché è stato previsto che il cittadino, seppur volontariamente, può destinare il 2 per mille ai partiti. Un’altra anomalia si riscontra nella dichiarazione del Capo del governo quando afferma che questo provvedimento è subito legge. In realtà, pur essendo un decreto, e quindi con carattere di necessità e urgenza, gli effetti partiranno dal 2017 in poi. Le riduzioni, infatti, andranno in vigore in relazione ai nuovi finanziamenti e non ai vecchi rimborsi. Inoltre, da ex magistrato che ha condotto l’inchiesta Mani pulite, posso dire che sono totalmente contrario al cosiddetto finanziamento privato così come previsto dal decreto legge appena emanato.

Il dettaglio
I rimborsi delle spese elettorali si ridurranno in maniera graduale, del 25 per cento ogni anno, fino al 2017. Si innalza dal 26 al 37 per cento la detrazione per le erogazioni liberali fino a 20mila euro e, qui la grande novità, si consente al contribuente di destinare a un partito il 2 per mille della propria imposta. Sono previsti anche dei tetti alle erogazioni di privati e società. Sempre dal 2017 il limite alle donazioni diventa a regime e si attesterà sui 300mila euro per le persone fisiche e 200mila euro per quelle giuridiche, ossia le società. E per chi non rispetta i limiti, scatta la multa. Le forze politiche che ricevono donazioni, da privati o società, oltre i tetti fissati saranno costrette a pagare il doppio delle erogazioni ricevute in eccesso, chi non salderà la sanzione sarà escluso dal meccanismo del 2 per mille per tre anni.

Chi può beneficare
Le forze politiche iscritte nel registro dei partiti e che abbiano eletto almeno un candidato sotto il loro simbolo nell’ultima tornata elettorale per le politiche, europee o elezioni regionali o che abbiano presentato nella medesima consultazione candidati in almeno tre circoscrizioni per il rinnovo di Camera o Senato. Con un occhio di riguardo anche per le quote rosa. Nel ddl i partiti che non metteranno almeno il 40 per cento delle donne in lista, andranno incontro a decurtazioni dal meccanismo di finanziamento ottenuto con il 2 per mille.

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