Tagliatemi tutto, ma non i miei F-35

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dalla Redazione

Il linguaggio è complesso, istituzionale. Il messaggio finale è politicamente chiarissimo: nessuno tocchi gli F-35. La riunione del Consiglio supremo di Difesa, presieduto da Giorgio Napolitano, ha sottolineato come “il nuovo contesto strategico e le pressanti esigenze di contenimento della spesa pubblica impongono di ripensare e riorganizzare profondamente, sulla base di principi fortemente innovativi, la struttura e le capacità dello strumento militare nazionale, che ancora risentono di schemi concettuali riconducibili al periodo della Guerra Fredda”. A una prima lettura sembra esserci spazio per un reale ridimensionamento degli armamenti. Poi la doccia fredda: “L’esame del contesto strategico di riferimento, l’instabilità diffusa e le incertezze politiche che lo caratterizzano, i recenti eventi conflittuali e le situazioni di crisi a ridosso del Mediterraneo, ormai divenuto bacino di gravitazione primario di rischi e minacce, confermano la fondamentale importanza per la sicurezza e la prosperità dell’Italia delle funzioni di prevenzione, dissuasione e stabilizzazione che le Forze Armate sono chiamate a svolgere nel contesto della Comunità internazionale e, in primo luogo, dell’Unione europea”. In sostanza, il ruolo delle Forze Armate conserva intatta la sua importanza, e dunque è impensabile parlare di riduzione degli armamenti, con particolare Riferimento agli impegni internazionali presi (sia in senso militare sia, leggendo tra le righe, in senso industriale).

Il “disegno complessivo di riforma” della Difesa, deve “trovare espressione in un Libro Bianco, fermi restando i provvedimenti e le iniziative da attuare con immediatezza in ambito nazionale ed europeo e, in particolare, la necessità di superare le difficoltà che si frappongono alla rapida attuazione dei provvedimenti già approvati dal Parlamento, con ogni possibile salvaguardia per il personale. Il documento, attraverso un’attenta analisi dello scenario internazionale, dei rischi, delle esigenze di sicurezza e degli interessi del Paese, avrà lo scopo – si legge ancora nella nota – di ridefinire il quadro strategico di riferimento per lo strumento militare, gli obiettivi di efficacia e di efficienza che esso dovrà
conseguire, i lineamenti strutturali e organizzativi che dovrà assumere”.

Il fronte del no

Sul suo profilo Twitter il segretario nazionale dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina, ha scritto: “L’indagine della commissione Difesa abbatte definitivamente gli F35. Ora si passi dalle parole ai fatti e si blocchi il programma d’acquisto”. Ma anche lo stesso partito del premier ha una posizione critica sugli F-35: il programma di acquisto degli F35 è incompatibile “con le esigenze della nostra finanza pubblica”. E’ scritto nero su bianco nelle “considerazioni conclusive” del gruppo Pd in commissione Difesa “sull’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma” promossa dal Parlamento e i cui risultati sono stati depositati alla Camera. “Per quanto riguarda il programma F35- si legge nel documento in possesso della Dire- i molti dubbi che circondavano il  medesimo hanno trovato nell’indagine conoscitiva la sede istituzionale piu’ idonea a confermarli”. Al di là delle “molteplici riserve tecniche e operative, che fonti governative statunitensi  ovente evidenziano”, i risultati dell’indagine evidenziano che “lo schema di accordo non garantisce ritorni industriali significativi”.