Taglio dei seggi parlamentari. Così si blinda il Governo. Oggi al Senato il terzo sì alla riforma targata 5 Stelle

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Il terzo dei quattro via libera alla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari arriverà oggi al Senato. Un altro passo avanti verso la nuova geografia, a organici ridotti, delle Camere. Il numero di senatori passerà da 315 a 200 e quello dei deputati da 630 a 400. Una sforbiciata di circa il 30% dei seggi che fa paura a tanti onorevoli. Compresi quelli del Carroccio sebbene il partito voli alto nei sondaggi: meno scranni vuol dire, del resto, meno eletti anche per il partito che vanta nel Paese la maggioranza dei consensi. Non a caso diversi esponenti M5S considerano questa riforma “lo spartiacque della tenuta del governo”. Al punto che la sua approvazione potrebbe “garantire la durata dell’esecutivo gialloverde per l’intera legislatura”.

Resta da capire, semmai, quale governo arriverà alla meta. La questione rimpasto, d’altra parte, resta sul tavolo. Il leader della Lega Matteo Salvini si tira indietro: “Chiedete ai 5 Stelle. C’è l’urgenza come governo italiano di avere un ministro a Bruxelles, se ciò comporta altri movimenti da parte del M5S non so, a me basta uno”. Questo “uno” è arrivato: a occupare la casella degli Affari europei – dopo che Paolo Savona è andato alla Consob – sarà il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Che verrà a sua volta sostituito dalla leghista Alessandra Locatelli. I 5 Stelle non si espongono e, a parole, rilanciano la palla del rimpasto al socio di governo: “Se vuole, lo chieda la Lega”. Ma a un ritocco della squadra ci pensano eccome, fin dal giorno dopo la sconfitta alle Europee.

A imporre un restyling ci sarebbero anche circostanze oggettive. Si parte dal dossier delle nomine Ue. C’è da individuare il commissario europeo. L’Italia dovrebbe avere la concorrenza, in tal caso il nome su cui punta Salvini è quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. In alternativa, se Bruxelles ci dovesse dare un altro portafoglio economico come l’Agricoltura, si fa il nome del ministro Gianmarco Centinaio. In entrambi i casi rimarrebbe scoperta una casella. Anche se a sostituire Giorgetti fosse il ministro della Pa Giulia Bongiorno o i sottosegretari Claudio Durigon (Lavoro) o Nicola Molteni (Interno). Si è fatto anche il nome del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi per l’Europa il leader leghista, però, non vuole tecnici ma solo politici di sua strettissima fiducia.

INCOGNITE. Ci sono, poi, altre caselle da coprire. Non sono stati ancora rimpiazzati il sottosegretario e viceministro leghisti alle Infrastrutture, Armando Siri ed Edoardo Rixi, capitolati per le rispettive vicende giudiziarie. E analoga sorte potrebbe abbattersi a breve sul viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, in caso di condanna per turbativa d’asta nel processo che arriverà a sentenza il prossimo 17 luglio. Un altro posto si potrebbe liberare ai Beni culturali se la sottosegretaria Lucia Borgonzoni fosse candidata dalla Lega alle Regionali in Emilia-Romagna. Poi c’è il capitolo pentastellati. In casa M5S non è affatto esaurita la “graticola” dei sottosegretari che mugugnano per il giudizio sul proprio operato, ancora non reso noto, cui sono stati sottoposti.

Il leader politico Luigi Di Maio è intenzionato ad andare avanti. Dopo le Europee erano finiti nel mirino Angelo Tofalo alla Difesa, Michele Dell’Orco al Mit, Simone Valente e Vincenzo Santangelo al ministero dei Rapporti con il Parlamento, Vittorio Ferraresi alla Giustizia, Alessio Villarosa al Mef. Per tutti, l’addebito dei parlamentari grillini era “di inefficienza e di confusione nella linea politica”. Il numero uno della Lega aveva a suo tempo attaccato frontalmente tre ministri M5S: Elisabetta Trenta alla Difesa, Sergio Costa all’Ambiente, Danilo Toninelli al Mit. Ma la Trenta dopo le polemiche con Salvini è diventata intoccabile. Metterla in discussione equivarrebbe a dar ragione a Salvini.

Spunta già il nome, invece, del sostituto di Toninelli: il capogruppo al Senato e ingegnere Stefano Patuanelli (che però smentisce). Vacillano anche Giulia Grillo alla Sanità e Alberto Bonisoli al Mibac. Sono riprese a circolare anche le voci che vorrebbero Di Maio disponibile a lasciare il Mise per dedicarsi al dicastero del Lavoro assieme alla carica di vicepremier e capo politico del Movimento. A sostituirlo ci sarebbe Riccardo Fraccaro. Voci liquidate dal ministro dei Rapporti con il Parlamento come “gossip da ombrellone”. Per il leghista Fontana, la partita del rimpasto potrebbe icrociarsi con quella per la composizione della commissione Ue. E a quel punto i tempi “potrebbero essere più lunghi”. Ma sorprese potrebbero arrivare molto prima dell’autunno.