Tajani sceglie Strasburgo e Forza Italia

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di Marco Zatterin per La Stampa

Alla fine ha deciso. Consumato definitivamente il rapporto con il governo Renzi sul dossier dei pagamenti alle imprese che provocato parecchie irritazioni a Roma, Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, ha confermato a La Stampa che si candiderà al parlamento europeo con Forza Italia. E’ un ritorno alle origini dopo un mandato e mezzo da commissario Ue, prima ai Trasporti e poi all’Industria. Obbligato, visto che le possibilità di riconferma a fine anno sono sostanzialmente nulle. La mossa sarà formalizzata al presidente Barroso la prossima settimana – nel frattempo sarà sostituito temporaneamente da Michel Barnier – quindi partiranno le sei settimane di sospensione previste dai Trattati. Gli stessi che, non senza sollevare giuste polemiche, consentono ai commissari di rientrare a Bruxelles in attesa del passaggio all’europarlamento. Per trentacinque giorni appena.

L’uscita di Tajani, che punta a un incarico importante a Strasburgo, apre un nuovo orizzonte per Palazzo Chigi.

Renzi avrebbe dovuto indicare in estate il rappresentante italiano alla Commissione Ue che comincia a lavorare il primo novembre. La vacanza del posto, nell’ipotesi più che probabile che Tajani sia eletto, sarebbe però adesso dal primo luglio. Le scelte possibili sono tre: non nominare nessuno e attendere fine mandato; designare un commissario ad interim; proporre subito il rappresentante italiano, che così avrebbe quattro mesi di rodaggio con un portafoglio per nulla secondario e comincerebbe la stagione lanciato.

Qualche nome possibile circola da giorni, Massimo D’Alema (che potrebbe avere Giustizia o Interni) come Paolo De Castro Agricoltura), anche se in genere la possibilità del coniglio che salta fuori a sorpresa dal cilindro è sempre parecchio quotata. A Bruxelles, soprattutto gli stranieri vorrebbero Letta, che però non pare al momento essere davvero in corsa. Renzi potrebbe esaminare il dossier in parallelo con quello della presidenza del parlamento europeo, a cui l’Italia potrebbe aspirare per molte ragioni: non ne abbiamo mai avuto uno da che c’è il suffragio universale; il Pd è la seconda/terza forza del partito socialista e democratico nel quale è appena entrato e del quale non ha mai nemmeno avuto la presidenza di gruppo. Basterebbe avere il piano e il nome giusto. Anche se più fonti, nei palazzi Ue, avvertono che i giochi sarebbero già fatti.