Tangenti Eni in Nigeria, chiesto il rinvio a giudizio per i vertici del cane a sei zampe

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A poche settimane dalle nomine per le poltrone pubbliche è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi. A questo punto potrebbe innescarsi un risiko su tutte le poltrone di Stato. Oltre a Descalzi la richiesta di rinvio a giudizio è arrivata anche per il suo predecessore al vertice del cane a sei zampe Paolo Scaroni. I due sono finiti nel mirino per la presunta maxi corruzione internazionale del gruppo in Nigeria. Descalzi è accusato di concorso in corruzione internazionale insieme a Scaroni e al faccendiere Luigi Bisignani. Chiesto il rinvio a giudizio anche per altre otto persone. Sotto inchiesta la stessa Eni e l’olandese Shell, per presunte violazioni rispetto alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dipendenti.

L’indagine – Sotto la lente dei magistrati è finita un’operazione che nel 2011 avrebbe portato l’Eni a sborsare  1 miliardo e 92 milioni di dollari per ottenere dal governo nigeriano la concessione Opl-245 per l’esplorazione petrolifera di un tratto di mare al largo delle coste del paese africano. I soldi sarebbero stati versati su un conto corrente del governo della Nigeria alla Jp Morgan Chase.

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