Tangenti Expo

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di Gaetano Pedullà

Va bene che la miglior difesa è l’attacco, ma Renzi ha fatto una mossa non scontata prendendo di petto la vicenda Expo. Abbiamo troppo da perdere, come risorse e come immagine del Paese, per veder naufragare l’evento senza opporre resistenza. Venti anni fa la politica non ebbe lo stesso coraggio e di fronte ai primi scandali scoperchiati da Mani pulite preferì restare ai margini o parlare di singoli “mariuoli”. Sappiamo poi com’è finita: non solo a Milano ma in tutta Italia i cantieri si fermarono per anni. Da qui però a confermare chi doveva vigilare e non si è accorto di niente, e metterci sopra pure la faccia, forse è un po’ troppo. Se la macchia in moto è troppo complessa per cambiare in corsa la linea di comando, è anche vero che proprio questa complessità offre ristoro a plotoni di politici interessati, faccendieri e tangentisti. Possiamo immaginare che il commissario anti corruzione, Raffaele Cantone, riesca a scongiurare da solo altri pericoli? E le infiltrazioni malavitose? Renzi perciò si è assunto un grosso rischio, anche in termini elettorali, facendo l’opposto di quanto fece Schettino, nonostante anche questa nave possa colare a picco. Certo, la strada più facile resta gettare il bambino con l’acqua sporca, come vogliono i Cinque Stelle da sempre contrari all’Esposizione di Milano. La grande abbuffata, la chiamano, e in molti casi non hanno torto perché alcune opere, totalmente inutili, possono essere spiegate solo con il pagamento di mazzette. Dobbiamo far saltare per questo l’intero ambaradan? Colpiamo a fondo i corrotti, ma non arrendiamoci facendo in modo che alla fine l’abbiano vinta loro.