Dopo lo scoppio della guerra in Iran e la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, avvenuta già nel primo giorno dei bombardamenti americani, il potere è passato al figlio Mojtaba Khamenei. Eppure, nonostante sia alla guida della Repubblica islamica da quasi due mesi, di lui non vi è alcuna traccia pubblica, se non sporadici messaggi scritti letti in televisione o post pubblicati sui suoi canali social.
In altre parole, non è mai apparso in pubblico – circostanza che potrebbe anche essere comprensibile alla luce di una guerra in cui i vertici del regime vengono sistematicamente colpiti – né ha mai fatto sentire la propria voce. Proprio per questo, da settimane circolano voci sulla sua salute precaria, puntualmente smentite da Teheran, senza però che vengano fornite prove concrete.
Teheran, la nuova Guida Suprema continua a non farsi vedere pubblicamente
Lo stesso schema si è ripetuto nella notte, quando la televisione iraniana ha diffuso un nuovo messaggio attribuito a Mojtaba Khamenei, in cui si esortano il popolo e l’esercito a resistere all’offensiva di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Nel testo, letto da un presentatore, si afferma che “gli assassinii e i crimini non scalfiranno la causa jihadista delle forze armate iraniane”.
“Ancora una volta il nemico americano-sionista, che ha ripetutamente fallito nei suoi malvagi complotti, ha assassinato uno dei comandanti dell’intelligence, della difesa e della sicurezza del Paese”; tuttavia, secondo il messaggio, ciò non sarebbe sufficiente a piegare la volontà iraniana.
Il giallo di Mojtaba Khamenei, per il Times sarebbe in coma
Dopo la diffusione di questo ulteriore comunicato scritto, sono tornate a circolare indiscrezioni incontrollate sulla salute della Guida Suprema. Secondo il The Times, Mojtaba Khamenei sarebbe incosciente a causa delle ferite riportate durante i raid e si troverebbe attualmente ricoverato, in condizioni “gravi”, nella città di Qom.
Ma non è tutto. Il quotidiano britannico, citando fonti dell’intelligence statunitense e di quella israeliana, riferisce che il leader sarebbe in coma farmacologico e dunque “incapace di essere coinvolto in qualsiasi processo decisionale del regime”.