Telecom le busca sempre

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Di Sergio Patti

Sconfitta su tutta la linea. Telecom ha perso la battaglia per Gvt, la controllata brasiliana di Vivendi. Ma questa non è la ferita che fa più male. I francesi che hanno affidato in esclusiva per tre mesi la vendita del loro asset brasiliano alla spagnola Telefonica adesso potrebbero diventare azionisti della stessa Telecom con l’8,3% dei diritti di voto che Telefonica potrebbe girare al gruppo parigino come parte del pagamento di Gvt. Un pacchetto talmente rilevante da mettere nuovamente in discussione il controllo di Telecom, società rimasta sempre più la cenerentola delle Tlc in Europa. Per scongiurare questo scenario l’ad Patuano e il presidente Recchi avevano giocato tutte le frecce al loro arco, presentando a Vivendi un’offerta meno appetibile di quella spagnola dal punto di vista economico, ma apparentemente più seducente da un punto di vista industriale. Telefonica aveva messo sul piatto 7,45 miliardi, di cui però 4,66 cash, mentre Telecom offriva un controvalore di 7 miliardi, di cui 1,7 in contanti e però un ingresso con il 15% in Tim Brasil e fino al 20% del capitale della capogruppo, facendo di Vivendi il vero player del nostro ex monopolista telefonico. I francesi hanno preferito l’argent. E in Telecom, se vorranno, potranno contare lo stesso. Eccome!

Trattativa esemplare
Il colpo di scena è arrivato ieri pomeriggio. Altra perla della trattativa imbastita da César Alierta, il presidente di Telefonica, che aveva dato tempo a Vivendi solo fino a ieri per decidere se accettare l’offerta spagnola o dare in esclusiva il mandato a vendere. Ora, a meno di clamorosi nuovi colpi di scena (dovrà pronunciarsi l’Antitrust brasiliano), i giochi sono fatti. Conquistando Gvt, società che si occupa in particolare di connessioni fisse, gli spagnoli mettono Telecom e la controllata Tim Brasil all’angolo pure sul ricco mercato sud americano.

Maxi plusvalenza
Il gruppo francese intanto porta a casa il risultato: una posibile plusvalenza di 3 miliardi. E se nel comunicato ufficiale si è dato atto della “rilevanza e qualità dell’offerta di Telecom Italia” di fatto si assesta uno schiaffo senza precedenti al board del gruppo italiano. E in questo derby con la Spagna, ora l’Italia paga il prezzo per aver tenuto anni in panchina Telefonica, ex socio di riferimento in Telecom Italia con i soci italiani della holding Telco. Non potendo contare in una società che l’Ad Patuano ha sempre detto essere gestita come una public company, gli spagnoli hanno preferito tutelare i loro interessi in Brasile, adeguandosi all’Antitrust locale che gli imponeva di ridurre la loro posizione in Telecom Italia a sua volta controllante di Tim Brasil e dunque potenzialemnte in grado di monopolizzare quel mercato insieme a Vivo, la società brasiliana direttamente controllata dagli spagnoli. Di qui il progressivo disimpegno di Alierta, fino all’offerta a Vivendi dell’intero pacchetto rimasto dopo la liquidazione di Telco (gli altri soci erano Generali, Mediobanca e Banca Intesa). In totale l’8,3% della Tlc tricolore. Quota che ai francesi interessa, tanto che nel comunicato con il quale affidano l’esclusiva a Telefonica hanno precisato di non “escludere l’acquisto di quote di minoranza in altre compagnie per distribuire contenuti”. O per rivenderle a buoni offerenti, come in prospettiva potrebbe essere Mediaset.

L’onore delle armi
Ora per Telecom si aprono delicati scenari, anche dal punto di vista di una governance che resta instabile. Tanto è vero che pur di chiudere con Vivendi si era ricompattato ogni fronte interno, compreso l’azionista di minoranza Marco Fossati (con Findim possiede il 5% di Telecom). E Patuano aveva pure offerto a Vivendi due membri nei board di Tim Brasil e Telecom. Ma l’offerta di Telefonica per Gvt era “imbattibile”, riferiscono fonti finanziarie citate ieri da Radiocor. Alla società italiana l’onere delle armi. Giusto questo ci resta.